Archivio

Archivio mensile:maggio 2011

Lo confesso, per qualche istante, questa mattina, sfogliando i titoli dei quotidiani on-line, sono stato percorso da un brivido di soddisfazione. Ma mi è durato poco ( e il pleonasmo è voluto ). A Milano e a Napoli vince la sinistra, come in altri numerosi collegi, compreso Arcore, la Sirte italiana, e vince con gente “ nuova “.
E qui mi è sorta la domanda: ma ha vinto la sinistra, come vorrebbero farci credere i festeggiamenti e le dichiarazioni di Bersani ed altri, oppure il fattore fondamentale delle vittorie è proprio l’ uomo “ nuovo “, talvolta, come nel caso di De Magistris, venuto da altrove?
La deriva della politica è in atto ormai da talmente tanti anni che quasi non ci si fa più caso, il distacco venutosi a formare tra cittadini e classe dirigente ha assunto dimensioni praticamente incolmabili, tanto da aver ormai quasi radicato nella società l’idea, mai buona, che esistano cittadini di classe A e B. Ma l’Italia non è un paese di rivoluzionari, ci abbiamo provato nel ’38 prima, nel ’48 poi ( ottocento ovviamente ) ma i Masaniello dello stivale sono pochi e fanno fatica ad uscire, noi Italiani esprimiamo il nostro dissenso in modi meno rumorosi di altri popoli, non tagliamo letteralmente le teste ma sappiamo farle cadere.
I risultati elettorali recenti non sono una vittoria bensì un punto di partenza, per cercare di minare dall’interno quel malcostume politico, che dagli anni ottanta ad oggi, è andato ingigantendosi a dismisura. Un punto di partenza. Anche perché non dimentichiamoci che, se si andasse alle urne oggi, per le politiche, sarebbero comunque sempre le segreterie dei partiti a decidere i nomi degli eletti; il cosiddetto porcellum è una delle cause della disattenzione e della disillusione con cui l’italiano guarda alla vita politica. I ballottaggi di domenica e lunedì dimostrano che , quando si può votare il nome, il volto, l’uomo è il “ nuovo “, quello che appare più svincolato dalle logiche partitiche ad avere la meglio.
Certo è che tutti i candidati usciti vincitori dalle urne dovranno darsi molto da fare, soprattutto in comuni come Napoli e Milano, per mantenere le redini della situazione e non lasciare che il cavallo imbizzarrisca. Non ci resta che sperare in una totale ed incondizionata profusione di impegno nell’amministrazione della cosa pubblica augurando ai nuovi sindaci e presidenti, berlusconianamente, buon lavoro.

La capitale della Catalunya é una città piena. Un fiume di giovani ( studenti o disoccupati oggigiorno é difficile da dirsi ) solca impetuoso la Rambla ( termine mutuato dall'arabo raml ovvero la sabbia lasciata da un fiume in secca che con la pioggia può tormare a scorrere ) da Plaça Catalunya al porto, il port vell, e viveversa. La Bocheria è per me il luogo simbolo della città, riassume in sé tutti i significati di una grande metropoli in cui il mélange di colori, sapori, odori, luci, ombre e specie tra le più diverse, convivono all'interno di uno spazio confinato, nel quale poter assaporare il piacere, sempre nuovo, di perdersi. Mancavo da nove anni ma, ai miei occhi, sostanzialmente Barcelona non é cambiata di molto, le sue grandi avingudas affollate di mezzi, la sua utilissima metro sempre carica di umanità, le piazze, le fontane, il Barrio Gotico, Gaudì... Ho ritrovato tutto dove l'avevo lasciato. Eccitante l'ingresso nella parte ultimata della Sagrada Familia, un'infinità di colonne, una diversa dall'altra, che si elevano da terra per decine di metri, diramando verso la fine i loro steli come immense sequoie secolari di una foresta pietrificata, valgono già di per sé il biglietto d'ingresso che può apparire un poco caro. Così non è anche se si pensa al fatto che, per via del suo carattere espiatorio, il tempio in costruzione da più di cento anni non può ricevere sovvenzioni pubbliche; la Fabbrica deve sostentarsi e progredire con i soli oboli dei pellegrini. Per un ateo amante della vita e della diversità ( come me e molti altri ) Barcelona dovrebbe essere  meta obbligatoria di pellegrinaggio, almeno una volta nella vita, in essa si dovrebbe compiere una sorta di hajj, sicuramente illuminate ed istruttivo. [gallery] Olympus Mju + Fuji Superia 200

Devo dire grazie, grazie al Piotta che questo mondo lo vive da tempo, un mondo di biciclette sì ma biciclette in purezza, come lo Chardonnay, con tutti i suoi profumi, il suo bouquet da assaporare. Emozione di un tempo. L'attesa è stata estenuante: sella, nastro, guarnitura, predali, cerchi, pignone... Il telaio, casa-prodotto, pronto da tempo ha lentamente preso forma nelle mie mani ed ecco il risultato! Spesso in piccole cose, si scopre l'orgoglio. [gallery]

Buoni amici, buon vino e buon pesce… Niente di meglio per incamminarsi nel trentesimo anno di vita e… Grazie a tutti

Olympus Mju + KodaKolor 400

Che Maurizio Landini, segretario FIOM, si aspettasse l’indicazione di voto, necessariamente favorevole al nuovo piano Marchionne, delle sue RSU, nella ex Bertone, come da lui dichiarato agli organi di stampa, non credo sia così veritiero. Quel che è sicuro è il fatto che una scollatura tra la dirigenza sindacale, forse ormai troppo poco conscia della Fabbrica ( intesa come lavoro di catena ), e gli operai veri, comprese le loro rappresentanze, c’è ed è presente purtroppo da più tempo di quanto non si pensi.

L’ultimo atto d’orgoglio delle RSU della ex Bertone è stato quello di rimettere il loro incarico nelle mani dell’assemblea, in quanto non ritengono che il loro operato sia riuscito a sbloccare la situazione in favore del lavoro, della dignità e dei diritti di tutti. Chapeau. Inveire contro i rappresentanti sindacali in azienda è un gioco al massacro che si perpetra da troppo tempo; è altresì vero che, ahi noi, in molte aziende la rappresentanza sindacale non è degna di rappresentare neppure singolarmente se stessa ma certo non si può fare di tutta l’erba un fascio. Pochi incapaci ( badate bene non uso questo termine in senso dispregiativo ma nel semplice suo significato mero ossia non in grado di assolvere ad una mansione ) non possono minare l’ideale di una figura che rappresenta il collegamento tra chi prende le decisioni e chi, talvolta giustamente, le contesta. Le dimissioni delle RSU della ex Bertone sono una necessaria conseguenza ad una presa di posizione in favore solo e soltanto degli operai, a salvaguardia del loro posto di lavoro, della loro stabilità economica e famigliare.

Quello che molti definiscono il ” ricatto Merchionne ” non è altro che l’attuazione, nemmeno tanto spietata se mi è concesso, dell’economia aperta, quella che vede produrre le magliette della Ferrari a Honh Kong e le borse Louis Vuitton nelle sartorie del sud Italia. Le RSU della ex Bertone questo lo hanno probabilmente capito ed assimilato, hanno inteso come, per lottare contro il più sfrenato liberismo economico, sia necessario, talvolta, scendere a compromessi. E non è forse l’attività sindacale l’arte stessa del compromesso, della conciliazione?

Intanto i vecchi comunisti dagli occhi foderati di prosciutto ( di Parma 24 mesi ovvio ) se ne stanno sulle loro poltrone di pelle a cercar di scovare la vecchia gallina dalle uova d’oro.

Il primo passo a portare dall’uccisione al martirio e dal martirio alla santità è, senza dubbio, il giubilo degli assassini. Il “ più grande assassino della storia “ ( Osama Bin Laden ) , per usare le parole del presidente Perez ( che per inciso essendo presidente dello stato di Israele, pensavo definisse tale un’altra figura storica, in più proprio nel giorno della commemorazione della     Shoa ), ha trovato la morte e l’ha trovata, nemesi, violenta.

Non sono né cattolico né tanto meno mi riconosco o credo in un essere al quale dover rendere conto della mia condotta, un giorno; ma ancora credo, fermamente, nell’uomo, nella sua capacità raziocinante di poter gestire le proprie pulsioni, le proprie passioni, vincolandole su di un sentiero che sia, il più possibile, giusto, non solo per se stesso.

L’occidente ( noi ) crede di non essere più oramai fabbricatore d’odio ma non fabbricare odio non significa solo non covarlo, non farlo crescere dentro noi stessi, significa anche non assumere atteggiamenti che suscitino la nascita di tale sentimento, mai buono, negli altri; un po’ come il fare del bene, che non si limita al non perpetrare atteggiamenti che procurino il male bensì si risolve nel battersi strenuamente per il bene, dalla sua parte. Un criminale, per quanto i suoi crimini siano efferati, per quanto si cerchi di additarlo come mostro, come animale, rimane comunque e sempre un uomo ed un uomo che commette crimini dovrebbe sempre essere giudicato da un tribunale, che lo punisca con la giusta pena sì, ma che mai dovrebbe essere la morte.

Posso comprendere le dimostrazioni di giubilo, di un popolo che tanto ha sofferto per via di un uomo, alla morte di questo ma non posso proprio accettarle, tanto meno condividerle; vorrei inoltre riportare la memoria sullo sdegno e la riprovazione con cui accogliemmo, all’indomani dell’undici settembre 2001, il giubilo che il morto odierno espresse, per la riuscita della sua diabolica operazione.

Si dice: il popolo ha sempre ragione, ne abbiamo avuta la riprova scrutando le rivolte che hanno mosso e muovono i paesi arabi, destinate a lasciare un lungo strascico di movimenti intestini che difficilmente saranno codificabili, agli occhi di noi occidentali. La domanda che dobbiamo ora porci è: come si combineranno la morte del capo                      “ spirituale “ della guerra santa contro l’occidente, con la caduta dei più longevi despoti del medioriente? Le risposte a questa domanda sono molteplici e posso spaventare, comunque non tarderanno ad arrivare, in un territorio mediorientale sempre in bilico tra voglia di occidente e integralismo religioso il rischio è che la lettura del Corano più estremista l’abbia vinta sulla televisione ed i fast-food.

Per questo motivo si dovrebbe cercare di evitare situazioni quali la possibile scelta di disperdere il corpo dello sceicco in mare aperto, gravissimo affronto, non solo per gli estremisti ma per tutta la comunità di religione mussulmana.

La vera vittoria del terrorismo è portare i popoli gli uni contro gli altri, instillare nella mente il terrore per il proprio vicino; se ci lasciamo prendere dal panico o se esultiamo per un assassinio allora possiamo esser certi di non stare facendo del bene, proprio a nessuno.

Non è parente del mitico batterista dei Genesis, anche se i due si saranno sicuramente incontrati in qualche dopo-concerto. Inventato, si presume, verso la fine dell’ ottocento alla Limmer’s Old House ( London ) dal genio di cui porta il nome ovvero il barman John Collins ( chissà poi perché gli inglesi hanno sempre un nome che si addice ad un prodotto? ), è un ottimo Lungo Bere che, vista la canicola imminente consiglio agli amanti del bicchiere secco e purissimo, in alternativa ai soliti triti e ritriti ( e spesso mal assemblati Cuba Libre, Gin Tonic, ecc. ecc. ). Nel John il Gin si sente, il London Dry, e viene aiutato ad esprimere tutto se stesso dal succo di limone. Essendo un “Lungo” possiede un allungo che non è ( Dio ce ne scampi ) una bibita bensì: chiara, fresca e dolce soda. Pulito, dissetante ed appagante ve lo consiglio appassionatamente.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 42 follower