Mi muovo sempre con grande diffidenza, ormai, verso le pseudo grandi mostre che la RAVA organizza presso il museo archeologico regionale. Dopo aver assistito a svariati flop, alcuni dei quali rasentavano la presa in giro, le novità le prendo tutte con le pinze ma, non smetto di andarci e faccio bene! Quella che si è aperta martedì scorso è un’esposizione equilibrata e sincera, che ripercorre puntualmente la storia pittorica dell’opera dell’artista di Baarìa, Renato Guttuso. Qualche scatto dell’inaugurazione per voi, come sempre, ma vi consiglio di cogliere al balzo la palla del maltempo e andare a vederla, vale sicuramente il biglietto.
Mese: marzo 2013
AG
Era da un po’ che volevo provarlo. Ad Gallias, ristorante dell’omonimo hotel quattro stelle che, qualche anno fa, è stato aperto all’ingresso del grazioso borgo di Bard. L’albergo è sovrastato dall’imponente fortezza, adibita oggi a museo delle Alpi, centro espositivo e, più in generale, punto di aggregazione dei popoli montani di tutto il mondo. Io e Romina, abbiamo colto l’occasione, offertaci da una nevosa domenica di marzo, per visitare le interessanti mostre fotografiche di Yann Arthus Bertrand, del concorso internazionale di fotografia naturalistica Wild Life e per concederci un piacevole pranzo.
Gentile l’aperitivo con crostino di pane di segale, quenelle di ricotta aromatizzata alle erbe su letto di salsa al pomodoro, ben condita. A seguire un tris di carciofi ( alla giudia, ripieno e crudo ); riso venere con calamari alla piastra su letto di crema di broccoli; coscia d’oca cotta a bassa temperatura con ratatouille; rombo con patate viola e spinaci e trionfo di cioccolato per concludere. Tutto di qualità, equilibrato nei gusti e commisurato nel prezzo. Bella carta dei vini da cui abbiamo scelto un Trento D.O.C. di Grai. Consigliato.
Bokehlicious
L’effetto cosiddetto bokeh ( dal giapponese sfocatura, confusione mentale ) è uno degli affascinati effetti ottenibili con una macchina fotografica ed un obiettivo di grande apertura. Infatti più è grande l’f di un obiettivo e più i contorni circostanti al punto di messa fuoco andranno via via sfocandosi verso l’infinito. Questa lezione piuttosto sterile è solo il pretesto per introdurre l’ultimo nato del ciclo a cui sto lavorando dall’anno passato, intitolato Esterno giorno. Ve ne propongo alcune immagini.
Tagli
C’è anche chi si vergogna del taglio del trenta per cento sullo stipendio, deciso da Grasso e Boldrini, rispettivamente nuovi presidenti di Senato e Camera dei Deputati. Io condivido l’indignazione. La condivido perchè se una persona svolge la propria attività, di qualsiasi natura essa sia, è giusto che venga retribuita in maniera consona. Se gli stipendi dei politici sono giudicati d’oro è perché essi non sono stati in grado di svolgere la loro funzione nel migliore dei modi possibile, indirizzando questo paese verso sorti ancora da definire.
In uno stato in cui il costo della corruzione è stimato tra i sessanta ed i cento miliardi di euro all’anno, uno stipendio che si aggira intorno ai tredicimila euro al mese è sicuramente fuori luogo. Ma si deve partire dal presupposto che tutti questi danari sarebbero retribuiti proprio per arginare la corruzione, il pensiero di base è: se ti pago tanto non cercherai di rubare. Non è quindi lo stipendio ad essere sbagliato bensì gli uomini che lo percepiscono. Certo è che l’abbassamento di tali stipendi, in periodi di vacche magre, sarebbe un buon atto da compiere in viso all’opinione pubblica. Allora però il trenta per cento non è sufficiente, la riduzione dovrebbe aggirarsi intorno al settanta per cento. Quattromila euro al mese sono uno stipendio più che bastevole a condurre una vita dignitosa. Ovvio, non tutti i parlamentari sono di Roma e allora si potrebbe pensare di dargli un alloggio, non un contributo per l’affitto, un alloggio in case modeste, garrule, letto cucina e bagno ovvero tutto ciò che serva per riposarsi.
L’abbassamento dei salari parlamentari sarebbe quindi un segnale positivo ma ciò che realmente costa a questo paese sono, ad esempio, le più di cinquemila società pubbliche, pagate dai contribuenti, che per il pubblico non producono nulla e arrivano a spendere il novanta per cento dei loro bilanci per pagare gli stipendi dei dipendenti. Strutture che annoverano tra le proprie file venti dirigenti e tre operai! Consigli di amministrazione che fungono da parcheggi dorati per trombati non eletti, opere pubbliche finanziate e mai portate a termine e via discorrendo.
Lo spreco dei soldi pubblici è strettamente legato alla corruzione quindi per combattere lo scialacquamento delle finanze urge in primis una legge che alla corruzione assegni pene esemplari e certe. I corrotti devono essere scovati, i mezzi ci sono, ed espulsi dai pubblici uffici a vita. Non chiederei per loro il carcere, andando così a sommare al danno creato anche il loro mantenimento, ma la restituzione del danno pecuniario che la loro condotta ha prodotto, più gli interessi. E se il ladro corrotto non avrá di che pagare, beh allora lavorerá gratis per la società, fino all’estinzione del proprio debito.
Pil, Bes, spread, Bce, credit crunch: troppi grilli nella testa degli italiani.
Finita l’epoca dell’attimino, che aveva segnato la prima repubblica e parte della seconda, per intenderci quando alla mattina i bar erano pieni di gente a fare la cosiddetta colazione democristiana ( cappuccio, brioche e acqua gassata ndr. ) e i baristi non riuscivano a stare al passo con le ordinazioni, siamo ufficialmente entrati, ormai da un paio d’anni, nell’epoca del termine tecnico e dell’acronimo.
I francesi lo usano da tempo immemore, l’acronimo, ti dicono perfino ” prego ” scrivendo SVP. A noi italiani, invece, abitanti del paese del Dolce Stilnovo, delle terre soleggiate dove ” il sí suona “, per noi che abbiamo introdotto costrutti sintattici derivanti dall’inglese solo dopo ” Diario del ’71 e del ’72 ” e che abbiamo omologato la lingua patria grazie a ” Non è mai troppo tardi ” risulta strano, per non dire alieno, esser bombardati incessantemente da sigle sterili, capaci però di regolare la nostra economia, la nostra stessa vita. L’ italico popolo è per sua natura prolisso, i pranzi e le cene interminabili, che si consumano nel nostro paese, non devono l’ interminabilità alle copiose libagioni che nel loro svolgersi si consumano bensì alla conversazione, sterile o costruttiva che sia, che nel loro svolgersi si costruisce. Viviamo un periodo difficile, questo è ormai chiaro a tutti, dal presidente del consiglio uscente al pensionato che impegna i suoi risparmi al video pocker; quello che però spaventa maggiormente la popolazione, a mio avviso, è l’indecifrabilità delle problematiche da affrontare. Le banche non fanno più credito a nessuno che non abbia già soldi liquidi in abbondanza, questo è un assioma di per sé difficile da digerire, per imprenditori e famiglie ma, se oltre al danno, ci si aggiunge anche la beffa del non definire comprensibilmente le cose che accadono e si decide, stampa in primis, di utilizzare il termine tecnico ( nel caso specifico credit crunch, che per l’italiano medio suona come il nome di una barretta croccante a buon mercato ) allora, quello che è un problema reale e di difficile soluzione diventa, agli occhi dei più, insormontabile. La lingua è fondamentale, la nostra è articolata, fiorita, mai sterile, proviamo ad usarla, cerchiamo di spiegare le cose, perchè quando le situazioni sono più chiare, sebbene difficili, fanno meno paura. Gli italiani hanno troppi grilli per la testa, non c’è da stupirsi se poi uno di questi, con un ritornello declinato tanto velocemente da non concedere riflessioni, sale su un palco e incamera il venticinque per cento dei voti.
L’antro segreto di Phil
Philippe, oltre ad essere un caro amico, un ottimo fotografo e sperimentatore curioso dell’immagine, ha pure un lavoro. Di mestiere fa l’orafo. Le immagini che seguono e che paiono scattate nel laboratorio di un alchimista d’altri tempi, sono state impresse nel laboratorio dove lavora ( la cui ubicazione verrà taciuta per ovvi motivi di sicurezza! ), tra macchinari il cui utilizzo è di difficile decifrazione, acidi, saldatori, ruote panoramiche per orologi, pinze, cacciaviti e casseforti.
Olympus Mjiu + Fuji Superia 200
Petto d’anatra alle mele
Ci siamo
Elezioni. Termine democratico per eccellenza, per il raggiungimento del quale uomini e donne di tutte le epoche, ceti sociali e culture hanno combattuto, combattono, sono morti e muoiono. Ma siamo poi sicuri che la democrazia, nella sua forma più evoluta ovvero l’attuale, sia davvero di reale aiuto ai popoli? Interrogativo questo non certo di facile soluzione. Il risultato delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio lascia la povera Italia in una condizione di ingovernabilità pericolosa e questo si sa ma l’ingovernabilità deriva da un fatto nuovissimo per questo paese: la presa di scena di un amorfo movimento politico composto e sostenuto da cittadini estranei alla politica. Utilizzo il termine amorfo poichè gli appartenenti al Movimento cinque stelle non hanno una forma e neppure una sostanza chiaramente definibile, li accomuna solo il fatto di non sopportare più gli abusi che la casta politicante ha perpetrato in questo paese rendendolo corrotto e deficitario in quasi tutti i campi. La recessione e l’incertezza del futuro sono soliti generare questo tipo di reazioni, lo abbiamo già visto in altri paesi come la Francia o l’Austria dove periodicamente un nuovo poujadista o un fascista “contro” saltano fuori ad arringare la folla su come sarebbe bello mettere al muro la classe dirigente e andare avanti da soli ma l’uomo, citando Aristotele, è animale sociale; nel genere umano uno conta come zero a differenza di quanto Grillo sostenga. Visto e considerato che, per nostra natura, siamo costretti a vivere in società organizzate è altresì necessario che tali società siano regolamentate da leggi e dirette da governi. L’assunto è che l’uomo non è perfetto, se lo fosse, allora l’anarchia sarebbe la sua forma di governo. Ora i militanti del Movimento cinque stelle sono entrati a far parte del parlamento e come onorevoli deputati e senatori dovranno farsi carico di gravose responsabilità, il tempo delle piazze e dei vaffanculo è giunto al termine. Ora è il momento delle decisioni e dei compromessi da sottoscrivere in coscienza per il bene del paese e dei sui cittadini tutti. Ciò che mi spaventa maggiormente è che i 163 onorevoli grillini siano in definitiva un agglomerato non pensante che risponde in massa al volere ondivago di Grillo, uomo furbo e capace che davanti agli imprenditori parla un liberismo destrorso e in Val di Susa sventola la bandiera NO TAV. Se così si rivelerà allora la democrazia uscirà sconfitta da quest’ ultima tornata elettorale ed insieme ad essa avrà perso il popolo che, credendo di far del bene a se stesso, avrà in realtà spalancato di nuovo la porta ad un mostro antico.



























































