
Ho raccolto per un buon momento la Cystoseira, spiaggiata come un pensiero che si rifiuta di appartenere al giorno. Era lì, ancora umida, ancora attaccata con ostinazione al suo piccolo sasso, come chi non sa rassegnarsi all’abbandono. L’ho tenuta tra le mani, come si trattengono le cose che si amano senza capirle fino in fondo. Poi l’ho ributtata in mare, con un gesto che credevo generoso, forse persino salvifico. Ma era un gesto inutile. Non per la sua sorte, ma per il mio bisogno di attribuirgli un senso.
La natura, oggi, sembrava tacere. Una calma irreale, una luce che scivolava sul bagnasciuga come se il mondo avesse trovato una tregua. Luglio inoltrato, e la Catalogna pareva respirare senza affanno. Ma era solo apparenza: la natura non tace mai. Ci parla, sottovoce, nel fruscio dell’aria, nel sale incrostato sulla pelle, nelle cose che restano e in quelle che si disfano in silenzio.
Mi diceva che no, non è vero che tutto sia quiete. Mi ricordava che la bellezza, questa bellezza che ci incanta e ci culla, è figlia del disordine. Che ogni forma è un compromesso temporaneo, un equilibrio strappato al caos. La Cystoseira, in fondo, non era altro che un tentacolo del disordine strappato alla sua danza. Un frammento della grande entropia che ogni tanto si lascia toccare, come un animale marino che finge di dormire.
La natura è caos, sì. Ma è caos sublimato. Non un disordine cieco, non una furia priva di scopo, bensì un’intelligenza che si nasconde nella confusione. Una grammatica che non si lascia imparare, ma solo ascoltare. E noi, animali in cerca di significato, inciampiamo nei suoi segni come ciechi in una biblioteca.
Gettare quella Cystoseira in mare è stato come scrivere un verso sull’acqua: subito svanito, ma non per questo vano. Ogni gesto, se ascoltato, racconta qualcosa. Ogni gesto è una sillaba del linguaggio che ci lega al mondo. E forse era proprio quello che volevo: sentirmi parte, almeno per un istante, di quel disordine organizzato che ci contiene, che ci sopravvive.
Non c’è morale, né redenzione. Solo un filo sottile che unisce il gesto al pensiero, e il pensiero al tempo. Oggi era il mare a parlare. Domani sarà un sasso, o una foglia, o il silenzio di chi ci cammina accanto. Ogni cosa vibra, anche quando tace. Ogni cosa si muove, anche se pare immobile.
E allora sì, la Cystoseira è tornata nel suo elemento. Forse non vivrà. Forse sì. Ma in quel momento, io ho visto il caos sorridermi. E quel sorriso bastava.
