L’ours valdôtain

Lo squadernato amore che, ripetutamente, la Lega della Valle d’Aosta pronuncia nei confronti della valle stessa mi preoccupa. La ritrosia nell’utilizzo della lingua francese in Consiglio fa, se non altro, riflettere. Gli interventi della presidente Spelgatti a Pontida, la settimana scorsa, han fatto rizzare i peli sulle braccia ad ogni bravo valdostano. Non vorrei che finisse come la fiaba di La Fontaine sull’orso e il giardiniere: un giardiniere asceta, allontanatosi dalla civiltà a causa della stupidità degli uomini, un bel giorno incontra un orso, anch’esso che aveva deciso, essendo deforme e mostruoso, di dedicarsi ad una vita anacoretica. I due divengono amici; l’orso di giorno caccia e procura la selvaggina per il sostentamento di entrambi e quando il giardiniere riposa, premurosamente, l’orso, gli scaccia le mosche che vogliano posarsi sul suo viso. Un giorno, una mosca coraggiosa, non sembra volersi scalzare dal naso dell’uomo e l’orso infuriato riesce ad eliminarla brandendo una grossa pietra. Peccato che, insieme alla mosca, uccida anche il giardiniere, frantumandogli il cranio.

Annunci

Tartare di salmone su crema di guacamole

Le temperature alte di questi giorni ci portano ad avere voglia di cibi freschi, sebbene trippe, spezzatini e legumi stracotti con grassi animali mi tentino sempre vi consiglio una ricetta facile e veloce per un pranzo o una cena leggeri e gustosi.

Ingredienti per due persone:

per la tartare

200 gr di salmone norvegese fresco

1 cucchiaio di semi di sesamo chiari

1 lime

2-3 ciuffi di finocchietto fresco

2 cucchiai di salsa di soia

1 cucchiaino di mirin

Sale, pepe nero, olio evo

per la salsa guacamole

1 avocado maturo

1 pomodoro costoluto maturo

1 scalogno

1 mazzetto di coriandolo fresco

1/2 limone

Sale, pepe nero, olio evo

Inizio dicendovi che il salmone deve essere norvegese poiché i salmoni norvegesi sono garantiti anisakis free e privi di contaminanti, come potete leggere qui. Tagliate il salmone a dadini di circa un centimetro per lato e conditeli in una boule con il succo di un lime ( mezzo se risultasse molto sugoso ), i semi di sesamo tostati e fatti raffreddare, la salsa di soia, il mirin e un po’ di sale e pepe e lasciate marinare il tutto una quindicina di minuti. Nel mentre preparate la salsa guacamole iniziando a sbucciare l’avocado, privandolo del seme interno e battendolo a coltello sul tagliere come fareste con un pezzo di carne; tagliate quindi a cubetti di circa mezzo centimetro di lato il pomodoro privandolo dei semi; tritate finissimo lo scalogno e il coriandolo. Ora, in un recipiente, unite gli ingredienti e mescolateli con energia. Aggiungete olio evo, un pizzico di sale, due macinate di pepe nero e il succo di mezzo limone. Ora siete pronti a montare il piatto, utilizzando un coppapasta, della forma che più vi è congeniale, disponete la metà della salsa guacamole sul fondo senza schiacciarla troppo quindi adagiate la tartare di salmone al di sopra. Guarnite con qualche pezzetto di scalogno e del finocchietto. Bon appétit !

Farinata di ceci alla paprika con semi di finocchio

È chiaro che per una farinata perfetta servirebbe un forno a legna e una teglia di rame battuto a mano ma in casa non è semplice avere queste cose! Si può comunque ottenere un risultato dignitoso.

Ingredienti per una teglia 40×30 cm

150 gr di farina di ceci bio

450 gr d’acqua

4 gr di sale

4 gr di paprika dolce

1 cucchiaio di semi di finocchio reidratati

Pepe nero

30 gr olio evo

Setacciate la farina di ceci in una boule, aggiungetevi il sale e la paprika quindi con una frusta introducete l’acqua e mescolate bene in modo da sciogliere eventuali grumi. Lasciate riposare per 30 minuti quindi con un cucchiaio rimuovete la schiumetta che si sarà formata in superficie. Versate nella teglia l’olio e ungetene il fondo e i bordi, colate il composto facendolo cadere sul dorso di un cucchiaio di legno. Lasciate cadere a pioggia sulla superficie una manciata di semi di finocchio ammollati precedentemente in acqua. Accendete il grill del forno e lasciatelo scaldare per 10 minuti quindi infornate la teglia a 15-20 cm di distanza dalla resistenza. Chiudete il forno lasciando però una fessura di qualche centimetro di modo che l’umidità che fuoriesce dalla farinata in cottura possa evaporare. Cuocete per 6-10 minuti ( dipende dallo spessore del composto ) quindi sformate la farinata, asciugate con della carta da cucina l’olio in eccesso e mettetela a raffreddare su una griglia. Spolverate la superficie della farinata con una abbondante grattata di pepe nero. Bon appétit!

Se preferite la farinata tradizionale sarà sufficiente eliminare la paprika e i semi di finocchio!

Gli scassapallari

( In dialetto siciliano i pallari erano quelle costruzioni di fortuna fatte di canne e frasche in cui i contadini di primo novecento, presi a mezzadria, si rifugiavano e vivevano. Per derivazione scassapallari erano definiti quei ladruncoli che derubavano di poco chi aveva nulla.)

In relazione al discorso migranti sento spesso obiettare, a chi si prenda la briga di accampare una loro difesa, con domande come:<< ma tu che parli tanto, che fai di concreto per aiutare questa gente? >> Allora, siccome sono un puntiglioso e non credo di avere la verità infusa, ci ho pensato seriamente e son giunto alla conclusione che questi obiettori hanno ragione: io concretamente non faccio nulla, per migliorare le condizioni di vita di queste persone. Penso altresì che non tutti possiamo far parte di Medici senza frontiere, essere volontari della Croce Rossa, imbarcarci su di una nave ONG e salpare in direzione delle coste libiche e via dicendo; tutti però possiamo tentare di trasformare le nostre idee, possiamo cercare di redimere il nostro spirito umano dalla paura. I grandi passi avanti nella conoscenza del sé, nell’antropologia, nell’etnologia ci hanno ormai spiegato che la paura è una costante atavica del pensiero umano, fu Sumner all’inizio del novecento a teorizzare l’etnocentrismo e cioè quel meccanismo che ci fa considerare il gruppo a cui apparteniamo come il centro di ogni cosa e ci fa valutare tutto il resto in funzione di questo. L’etnocentrismo però è solamente un ” luogo ” in cui le nostre idee si formano, non ha nulla a che vedere con il razzismo che è invece un risultato deviato della nostra struttura culturale, delle paure che ci vengono infuse dalla politica, dalla cattiva informazione. Per intenderci la diffidenza è un atteggiamento conservativo dell’essere umano, ci fa osservare con più attenzione un luogo sconosciuto, ci fa odorare un cibo prima di inghiottirlo, ci fa valutare attentamente una persona prima di darle la nostra amicizia. La paura invece è un sentimento che porta alla chiusura totale, che atterrisce il pensiero deviandone il flusso naturale verso sentieri senza uscita. Lo studioso Garman scriveva:<< forse il demonio non grida nelle tombe dei morti, ma all’orecchio dei vivi superstiziosi >>, lo scriveva in relazione al pericolo della peste nera del trecento ma può, questo pensiero, essere traslato nella nostra contemporaneità. All’epoca degli scassapallari l’emigrazione verso l’Italia era del tutto inesistente anzi era quello italiano un popolo di migranti, nonostante ciò i contadini, proletari, nullatenenti avevano timore di essere depredati di quel nulla in loro possesso, alla volte questo capitava ma non era all’ordine del giorno, come non lo è oggi. Eppure le nostre paure ci fanno scaricare sul diverso le frustrazioni più profonde dell’epoca che abbiamo da vivere. Ecco perché trasformare le nostre paure è un atto che richieda grande coraggio, dobbiamo, a tutti i costi, tentare di sottomettere alla nostra volontà, alla nostra intelligenza, al nostro discernimento più razionale quegli spettri che, offuscandoci la vista, ci fanno percepire con occhio agghiacciato il vivere che ci circonda. Ecco perché, sebbene sia vero che io non faccia nulla di concreto per difendere i Rom o per aiutare i migranti, credo che tutti possiamo fare qualcosa per migliorare la convivenza nei nostri territori: possiamo smettere di nascondere la testa sotto la sabbia fingendo che certe dichiarazioni di nostri politici siano dettate dal buonsenso e non invece dalla voglia di incutere timore e separare la popolazione preparando un conflitto tra chi ha poco e chi nulla.

La gioia dell’arrivo

Di solito cerco di tacermi, di non rispondere a commenti o affermazioni che mi fanno accapponare la pelle per la stupidità di contenuti e toni ma questa volta ho deciso di forzarmi perché ritengo sia giusto controbattere. Voglio parlare delle bieche reazioni che molti pusillanimi hanno avuto fronte alla visione di uno dei tanti video, in circolazione in rete, riguardanti lo sbarco di migranti dalla nave Aquarius giunta domenica 17 giugno nel porto della città di Valencia. In particolare modo di un filmato che ritrae principalmente donne sul ponte della nave che alla vista della costa valenciana in lontananza si mettono a ballare e cantare. “ Figurati se quelle quattro poveracce se la son passata male in crociera a spese mie “, questa la reazione, edulcorata, di gran parte dell’opinione pubblica. Io vorrei utilizzare una serie di similitudini sportive per mettere sotto una luce diversa quei comportamenti tanto gioviali. Sicuramente sarete grandi sportivi da divano, calciatori repressi dalle pantofole, maratoneti che nemmeno riescano a guardarli i 42 chilometri e 195 metri olimpici e si limitano a guardarne gli ultimi due ebbene, avrete notato che quando una squadra vince un titolo o un maratoneta si aggiudica una medaglia la stanchezza come d’incanto svanisce e lascia spazio a giri di pista, a piroette sotto la propria curva e via dicendo. Si chiama gioia, iniezione di fiducia, adrenalina. La stessa reazione pervade quei disperati che vedendo una costa sanno che un viaggio impervio, di settimane, forse di mesi si conclude. Non sanno cosa capiterà loro, di certo ad aspettar loro non ci saranno ricchi premi e cotillon ma più probabilmente CIE, SPRAR, interminabili attese burocratiche e forse, alla fine, l’espulsione, la ripartenza dal via eppure la gioia di poter abbandonare la paura per pochi istanti è incontenibile e li fa ballare, li rende liberi e vivi, finalmente. Il buonismo non è insito negli uomini e nelle donne che tutto ciò riescano a comprenderlo bensì in coloro i quali sono in grado di provare un briciolo di compassione nei confronti di un nero solo se lo vedono in TV mezzo morto di fame, con le mosche al naso, immobile con gli occhi fissi nel vuoto. Il buonismo è prerogativa di coloro che si sentono buoni perché hanno inviato un SMS a qualche campagna umanitaria pensando così di scaricarsi la coscienza aiutandoli a casa loro.

Il burger definitivo

Caposaldo del #comfortfood e del #foodporn l’hamburger è re della tavola estiva, quella di fianco al barbecue! Questa è la ricetta del mio burger, trattatelo bene e non vi deluderà.

Ingredienti per due burger:

per le polpette

300 gr di carne macinata magra

100 gr di carne macinata da sugo

100 gr di pasta di salsiccia

100 gr di fontina

100 gr di prosciutto cotto alla brace

2 rossi di uovo

2 scalogni

50 gr di salsa bbq fatta in casa

10 cetriolini sott’aceto

2 fette di scamorza affumicata

sale, pepe nero

per la salsa bbq

200 gr di concentrato di pomodoro

200 gr di passata di pomodoro

50 gr di burro

50 gr di senape di Dijon forte

20 gr di zucchero di canna grezzo

50 ml di aceto di mele

30 ml di salsa worcester

20 ml di fumo liquido

10 ml di salsa tabasco

2 cipolle di Tropea

1 cucchiaino di cannella in polvere

1 cucchiaino di zenzero in polvere

1 cucchiaino di semi di senape gialla

1 cucchiaino di curry

1 cucchiaino di sale fino

1 cucchiaino di paprika dolce

Pepe nero del macinino

Iniziate a preparare la salsa bbq che dovrà raffreddare. In una padella antiaderente sciogliere il burro e far sudare le cipolle affettate finemente, aggiungere lo zucchero e lasciar caramellare 3-4 minuti quindi deglassare con l’aceto di mele e lasciarlo ridurre della metà. Aggiungere la salsa di pomodoro e il concentrato, mescolare e introdurre di seguito tutti gli altri ingredienti lasciando cuocere per circa un’ora. Far raffreddare, frullare e conservare in un barattolo con la chiusura ermetica.

Comporre il burger in una insalatiera capiente: mescolate i tre tipi di carni condite con sale e pepe, aggiungete gli scalogni tritati finissimi, i tuorli dell’uovo e la salsa bbq che avete preparato prima. Ora create quattro polpette da 125 gr l’una e farcitene la metà con la fontina quindi usate la seconda polpetta per chiudere e comporre il burger. La cottura su piastra necessiterà di cinque minuti per lato, meglio se riuscite a coprire il piano cottura. Ricordate che il cuoco gira gli alimenti una sola volta, coprendo durante la cottura si crea un effetto forno che aiuta la penetrazione del calore e anche la rosolatura. Una volta girato i burger depositateci sopra il prosciutto cotto, la scamorza e i cetriolini tagliati a rondelle e fate fondere il formaggio. Servite sia come svizzera che dentro a una bella rosetta riscaldata e condita con la salsa bbq! Bon appétit!

Gnocchi alla parigina al blue d’Aoste

Piatto corposo e sfizioso da dedicare a una persona che si voglia coccolare!

Ingredienti per due persone:

per gli gnocchi

150 ml di panna fresca

150 ml di acqua minerale

120 gr di farina 0

50 gr di burro salato d’ Isigny

3 uova freschissime

Sale, pepe nero e noce moscata q.b.

Per la salsa al bleu d’ Aoste

150 gr di formaggio bleu d’Aoste

200 ml di panna fresca

1 tuorlo dell’uovo

100 gr di parmigiano reggiano 24 mesi

prezzemolo q.b.

Gli gnocchi alla parigina hanno una base di pasta choux ( quella dei bignè, per intenderci ) che al posto di subire la seconda cottura in forno la riceve in acqua sobbollente e salata. Mettere a scaldare in una casseruola la panna e l’acqua insieme al burro, una volta fuso il burro togliere dal fuoco e gettare in un sol colpo la farina setacciata; mescolare con un cucchiaio di legno e rimettere sul fuoco e cuocere il composto per 2/3 minuti. Lasciar raffreddare un quarto d’ora quindi aggiungere, una alla volta, le uova, avendo cura di non inserire un uovo nuovo sinché quello precedente non sia perfettamente inglobato nella massa. Salare, pepare e aggiungere una buona dose di noce moscata ( 1-2 gr ). Mettere a bollire una pentola di acqua salata. Introdurre la massa degli gnocchi in un sac à poche con bocchetta da 1,5 centimetri ( se non si è in possesso di questo strumento si possono lavorare delle quenelles ) e calare degli gnocchi di circa tre centimetri di lunghezza nell’acqua. Sono cotti quando salgono a galla. Depositarli quindi in una teglia imburrata.

Preparare la salsa di bleu d’Aoste mettendo a scaldare la panna in un padellino antiaderente, aggiungere il formaggio a cubetti e lasciarlo fondere delicatamente. Togliere dal fuoco e aggiungere 30 gr di parmigiano; lasciar intiepidire qualche minuto e aggiungere il tuorlo dell’uovo sbattendo con una frusta. Colare la salsa sugli gnocchi, cospargerli del restante parmigiano e metterli sotto il grill del forno per 4/5 minuti. Bon appétit!