Per meglio capire la questione catalana.

Sento e leggo, in questi giorni, una moltitudine di commenti superficiali e disinformati in relazione al tema dell’indipendenza catalana, con questo pezzo cerco di fare un po’ di chiarezza, a me in primis riguardo alla faccenda.

È chiaro credo a tutti che la questione dell’indipendentismo catalano non si limiti ad un capriccio di un popolo parlante una lingua propria, detentore di una gustosissima cucina propria e ricchissimo di usi e costumi secolari; beninteso le ragioni più profonde sono radicate nel tessuto sociale ma soprattutto economico della società civile ed imprenditoriale catalana. La battaglia, oggi come in passato, si combatte sui numeri quindi questi numeri vanno conosciuti. Partiamo da alcune considerazioni: lo stato spagnolo si è a lungo rifiutato di fornire informazioni sui bilanci regionali, nel 2008 alcuni dati sono venuti alla luce e si è così confermato che il deficit accumulato dallo stato catalano dal 1986 ammontava a più di duecento miliardi di euro. Bisogna sapere che in Spagna, unico stato dell’unione europea, esiste un ” fondo di solidarietà ” istituito virtualmente per aiutare le aree depresse della nazione; la Catalogna ha contribuito a questo fondo con circa l’8% del suo PIL annuo. La crisi del 2008 sommata a questa continua emorragia di tasse che escono e non rientrano hanno condizionato notevolmente e al ribasso l’economia dell’intera regione. Come se non bastasse entra in gioco anche il FLA ( Fondo di Liquidità dell’Autonomia ), in questo fondo dovrebbero essere reindirizzate le tasse spettanti ai governi autonomi di Spagna per la gestione dell’autonomia appunto ( in Catalogna sono autonome la scuola, la sanità ecc. ) ma qualcosa di strano avviene nei passaggi di bilancio dallo stato centrale alle autonomie periferiche, i soldi non arrivano tutti, le autonomie si vedono quindi costrette a chiedere del denaro in prestito per far funzionare la macchina sociale e i prestiti vengono erogati dallo stesso stato centrale che però ora guadagna degli interessi su detti prestiti. Credo che inizi ad essere più chiara la situazione ma vorrei comunque portare qualche altro esempio: partiamo dalla questione delle autostrade, si pagano 17,40 euro per fare i circa cento chilometri che dividono Tarragona da Alcanar, un tratto di autostrada che ad oggi è stato ammortizzato circa centosessanta volte ma che aumenta costantemente di prezzo perché la concessione alla società statale che lo gestisce è stata rinnovata ab æternum. Gli introiti di queste autostrade, eccessivamente care in territorio catalano, vanno a finanziare opere tanto mastodontiche quanto inutili come la AP41, l’autostrada Madrid-Toledo, arteria praticamente inutilizzata alla stregua della nostra BreBeMi, e che nei piani di Madrid dovrà essere continuata fino a Cordoba, passando per Ciudad Real. La costruzione di queste infrastrutture assolutamente sovradimensionate non ha nulla a che vedere con il miliardo e ottocento milioni di euro di espropri che si sono intascati i proprietari delle fincas a sud di Madrid, caso strano di proprietà dei più alti esponenti di oligarchia, industria e azienda pubblica di Spagna che hanno visto aumentare il valore dei loro terreni da 28€ al metro quadro a volte fino a 3161€ al metro quadro! ( La cartina pubblicata in alto da un’idea delle aziende proprietarie di quei territori. )

Ho citato in precedenza Ciudad Real e non è stato un caso giacché il governo centrale avrebbe in previsione di costruire un porto in questa località, il problema più annoso è che il mare dista circa quattrocento chilometri. Non è uno scherzo, lo stato spagnolo sta pensando di costruire a Ciudad Real il più grande terminal di container marittimi del sud Europa, nel quale si dovrebbe concentrare tutto l’afflusso dei porti di Barcellona, Valencia e dei porti portoghesi. C’è una motivazione ed è una motivazione sostanzialmente economica a questa follia infrastrutturale: cercare di boicottare il ” corridoio mediterraneo ” cioè quella linea di trasporto su treno ad alta velocità che dovrebbe collegare tutti i porti del mediterraneo all’Ungheria e all’Ucraina. È dal 1963 circa che in Europa si discute di questa via commerciale che ancora non è operativa, ci sarebbe da chiedersi il perché. Lo stato centrale cerca di deviare il percorso del ” corridoio Mediterraneo ” trasferendolo al centro del paese, per intenderci un ” corridoio centrale ” che andrebbe dall’Andalusia alla frontiera francese passando per l’interno della penisola iberica; si evince che questo progetto non intacca esclusivamente l’economia catalana bensì tutta l’economia costiera del Mediterraneo. L’intento non sottinteso di Madrid è sostanzialmente fare si che il ” corridoio centrale “, il ” corridoio Atlantico ” e il ” corridoio Mediterraneo ” confluiscano tutti nel centro della Spagna. Nella zona di Ciudad Real è stato costruito anche un aeroporto mai entrato in funzione, finanziato privatamente da Cassa Castilla-La Mancha; l’esborso si è rivelato talmete alto e fallimentare che la banca madrilena ha dovuto essere riscattata dal governo centrale, chiaramente con l’esborso di denaro pubblico. Ho portato alcuni esempi delle ingerenze anzi mi sentirei di usare il termine vessazioni che lo stato centralista e accentratore infligge alla Catalogna e ad altre comunità autonome della Spagna che non ho preso qui in considerazione.

Trascrivo di seguito una interessante intervista fatta dai giornalisti Pere Sánchez e Albert Pont a Ramón Cotarelo, nato a Madrid e professore emerito di scienze politiche e dell’amministrazione dell’università nazionale spagnola e dell’educazione a distanza. Una sorta di ” discorso sullo stato dell’unione ” pronunciato non da un politico ma da un accademico che può dare una visione generale piuttosto dettagliata e senza peli sulla lingua della situazione attuale.

Parla il prof. Ramón Cotarelo

Tutte le attività imprenditoriali spagnole girano intorno al potere politico […] e la Catalogna non è un’eccezione, la differenza è che le possibilità di espansione catalana non finiscono in un settore imprenditoriale corrotto che fa affari con l’oligarchia madrilena ma possiedono un potenziale di crescita che arriva da secoli precedenti e ciò che sembra ora è che l’antico scontro tra un nazionalismo catalano che spinge per l’indipendenza e una classe imprenditoriale impegnata negli intrallazzi con l’oligarchia centrale è stato vinto dalla tesi nazionalista e indipendentista. Parte importante della rappresentanza politica di quest’imprenditoria è diventata indipendentista e questo è ciò che sta dando l’impulso definitivo al movimento indipendentista.

Albert Pont: c’è la possibilità che si possa replicare ciò che sta succedendo in Catalogna anche in quei territori vicini in cui ci si sta accorgendo che fiscalmente si è molto maltrattati?

È parte della paura che ha l’oligarchia di Madrid. Qui stiamo parlando della Catalogna ma il contesto si allarga alle tre comunità che portano, in termini netti, la maggior parte degli introiti dello stato e per di più non fittiziamente, come Madrid, perché effettivamente a Madrid non c’è industria. Per il momento le altre due parti restano a guardare come va a finire per la Catalogna. Però se i catalani riescono a ottenere ciò che vogliono, immediatamente si svilupperà un movimento gregario molto forte che si andrà inquadrando come un movimento irredentista.

Pere Sánchez: come possono gli apparati statali affrontare una crisi tanto ampia, che non è solamente politica ?

Penso che non possano, non perché non vogliano ma perché non ne hanno i mezzi. L’ultima volta che lo stato spagnolo ha affrontato la Catalogna è stata durante la guerra civile; una parte importante della giustificazione della guerra civile è stata la Catalogna. Ci sono due fattori alla base dello scoppio della guerra civile: il fattore sociale e teorico della rivoluzione ( molto meno importante ) e la minaccia della separazione della Catalogna. Oggi le possibilità al servizio dello stato sono molto minori: possono continuare a pensare di bombardare Barcellona ogni cinquant’anni però non possono più farlo! Nella guerra del 1936-39 il contesto internazionale era favorevole ai fascisti, ora non è più così […] vedo la sinistra spagnola molto sconcertata […] il suo appoggio incondizionato al governo spagnolo, a questo governo, a questa destra nazional-cattolica, questo appoggio non credo che potrá mantenersi. Questa è una differenza alla quale deve sommarsi il fatto che alla fine si sono resi conto, da spagnoli, che la Catalogna fa sul serio!

A chi si è preso la briga di leggere fin qui voglio ancora dire una cosa rivolgendomi a coloro che sostengono che questo scatto indipendentista sia pilotato in tutto e per tutto dall’alta borghesia catalana: non è così. Conosco bene il popolo catalano, ho molti amici delle età più disparate, conosco il rammarico dei settant’enni nel non aver potuto apprendere a scrivere bene la propria lingua perché vietata nelle scuole dal franchismo e conosco anche la soddisfazione dei giovani che invece la loro lingua l’hanno potuta studiare ed apprendere in tutte le sue sfaccettature perché il modello scolastico catalano è inclusivo e bilingue, catalano-castigliano. È vero, non tutti i catalani saranno favorevoli all’indipendenza ma una grande maggioranza lo è, sente le proprie radici affondare in quella terra che dall’Alt Empordá al Tarragonès vibra ora tutta insieme e lotta contro la malversazione e la prepotenza di uno stato che nulla sa fare se non nascondersi dietro una corte costituzionale fasulla ed alla ragion di stato. Il 1789 ci insegna che le borghesie possono fomentare le rivoluzioni ma a combatterle e vincerle sono i popoli.

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Rana pescatrice in umido, peperoni, calamari, scampi e fasolari

Ingredienti per due persone:

500 gr rana pescatrice

2 calamari

6 scampi

1 sacchetto di fasolari

1 peperone rosso

2 scalogni

Sale pepe qb

Iniziate ammollando almeno 3/4 ore prima di utilizzarli i fasolari in acqua fredda salata, questo procedimento permetterà alle conchiglie di spurgare l’eventuale sabbia al loro interno. La preparazione del piatto parte dal soffritto: olio evo, scalogno e peperone tagliato a cubetti di un cm di lato. Soffriggete per 3/4 minuti circa quindi ritirate le verdure dalla casseruola. Nello stesso olio fate dorare la coda di rospo privata dell’osso, tagliata a pezzi di una decina di cm e infarinata. Una volta preso un bel colore dorato ritirate il pesce, aggiungete un po’ d’olio se è caso e scottate i calamari che avrete prima tagliati a rondelle e privati dei residui di pelle. Aspettate 5/6 minuti e aggiungete ai calamari il soffritto bagnando con un bicchiere di buon vino bianco; cuocete il tutto per una decina di minuti. A questo punto rimettete in casseruola il pesce, coprite e fate andare a fuoco medio per altri 5 minuti, controllando che non attacchi ( nell’eventualità aggiungere un mestolo d’acqua calda o di brodo di pesce ). Trascorsi 4 degli ultimi 5 minuti adagiate gli scampi con o senza il carapace a vostro piacimento. I fasolari ben sciacquati vanno aperti in una padella a parte con olio evo, prezzemolo e uno spicchio d’aglio: abbiate cura di gettare la prima acqua che produrranno, dopodiché sfumate con vino bianco coprite col coperchio e aspettate che si aprano completamente. Adagerete le conchiglie sul pesce a fine cottura. Buon appetito!

Bon cop de falç.

Assembramento di manifestanti davanti al Tribunale Superiore di Giustizia Catalano, ieri intorno alle 19:30. Foto B. Baqué

Davanti al ministero dell’economia catalano un folto assembramento di persone, non solo giovani o anarchici o disobbedienti ma padri con figli e nonni con nipoti, la signora Fina della rosticceria, il macellaio, il parrucchiere gridano ai Mossos d’Esquadra: voi dovete proteggerci! Lo gridano increduli del fatto che la polizia indipendente catalana stia facendo il gioco sporco per la Guardia Civil madrilegna che è nel palazzo intenta a terminare le perquisizioni, dopo aver arrestato Josep Maria Jové, uomo molto vicino al vicepresidente catalano e altre tredici persone. Intanto Madrid congela i fondi del governo catalano e sequestra dieci milioni di schede elettorali, che si sarebbero dovute usare in occasione dell’ 1-0 ( come dicono i manifesti pro referendum indipendentista ). Un popolo vuole consultarsi a proposito della propria indipendenza, libertà e autodeterminazione e questo, in un’Europa costruita con non pochi problemi alle fondamenta, non sa da fare. Il presidente catalano Carles Puigdemont arriva a dire che il suo governo è stato surclassato, estromesso dal governo centrale di Madrid. Nonostante i divieti e le proibizioni di continuare a pubblicizzare il referendum del primo ottobre, il governo catalano continua a far uscire spot in rete; l’ultimo recita: ti è stata data la capacità di scegliere, perché non farlo? Mentre nelle immagini scorre lentamente una ferrovia che procede verso un bivio. Comunque si voterà dichiara Puigdemont e questo solleva una domanda inquietante: come si comporterà Madrid il primo di ottobre, in questa Spagna che dagli atteggiamenti assomiglia tanto più alla Turchia di Erdogan che alla culla di Podemos? Gli scenari sono molteplici: dai controlli antidemocratici degli accessi ai seggi alla chiusura e al sequestro dei seggi stessi, al possibile arresto dei presidenti e degli operatori di seggio che stanno chiaramente svolgendo un’attività antispagnola, fino ad arrivare al possibile, anche se probabilmente isolato, uso della forza. Le escalation in questo tipo di situazioni di tensione ( quando un popolo intero è vessato e si sente calpestato da un potere lontano, visto come tirannico, accentratore e divoratore di PIL ) sono pericolose e assai poco rare. C’è un aspetto della lotta per l’indipendenza catalana che mi colpisce particolarmente, è il fatto che una buona parte degli indipendentisti non siano in verità catalani doc ma abbiano adottato questa terra meravigliosa scegliendola come loro casa e come tale sono determinati a difenderla. Questo è l’esempio provato di ciò che sosteneva Bruno Salvadori, personaggio forse un po’ troppo dimenticato, secondo cui essere nato in un luogo non significa necessariamente appartenere alla comunità etnica di tale luogo infatti ” l’etnia è una scelta, in quanto non è mai un atto passivo, al contrario, richiede uno sforzo, una lotta costante, con i mezzi di cui si dispone, per difenderla e soprattutto per proiettarla verso l’avvenire. ” È proprio l’avvenire qui ad essere incerto mentre l’Europa tace, dissimula, ammicca ma non dice e non può dire nulla forse perché ha paura o meglio, i poteri centrali hanno timore e tremore di questo vento indipendentista che ha iniziato a soffiare forte, come una tramontana che entra dal mare, dalla Catalogna verso gli altri stati. Io, dal canto mio, sogno un finale felice; un’Europa nuova o piuttosto vecchia come idea ma migliore, come quella descritta da illustri e cristallini pensatori del passato tra i quali Federico Chabod. Un’Europa viva e vivace, un’Europa dei popoli e non delle nazioni, un’Europa piena di confini linguistici e culturali da preservare e da contaminare allo stesso tempo. Vorrei essere con quei trecento che ieri sera intonavano Els Segadors davanti alla caserma della Guardia Civil in Travessera de Gracia, trecento come alle Termopili con il Leonida più forte di sempre: l’idea di unione e di giustizia e se necessario di un bon cop de falç!

Tortino di alici, patate e pomodori al profumo di masala

Ingredienti per 2 persone:

300 gr alici pulite

2 patate medie

4 pomodorini ciliegino

Olio evo, sale, pan grattato, pepe bianco e masala

Iniziate con lo sbucciare le patate e tagliatele a rondelle di non più di mezzo centimetro di spessore quindi bollitele in acqua salata alla quale avrete aggiunto 2 cucchiaini abbondanti di masala ( il masala è un insieme indiano di spezie, io me lo faccio provate anche voi! ). Oliate una vaschetta di alluminio anche sui bordi e spolveratela di pan grattato, disponete uno strato di alici sul fondo ed uno verticalmente sui bordi, avendo cura di lasciare la parte della coda fuoriuscire di un centimetro o due. Cotte le patate iniziate a formare il tortino: uno strato di patate, pan grattato, sale e pepe; uno strato di pomodorini a rondelle; uno strato di alici e così via sino ad arrivare a filo della teglia utilizzando come ultimo strato le patate. Ora ripiegate sull’ultimo strato le code delle alici che avevate lasciate all’esterno e infornate a 200 gradi per 15 minuti. Buon appetito!

Gratin poco estivo

Ingredienti per 4 persone:

4 patate di media pezzatura

2 zucchine circa 4 cm di diametro

2 cipolle bianche

8 fette di guanciale

200 gr gorgonzola

250 gr panna fresca

50 gr parmigiano grattugiato

Sale, pepe noce moscata

In un pentolino fate scaldare la panna con sale, pepe e noce moscata. Pulite le verdure e tagliatele a rondelle. In una teglia rotonda versare un poco di panna bollente e iniziare a disporre le verdure: prima uno strato di patate quindi un po’ di panna, poi uno strato di zucchine, ancora panna, il guanciale, poi le cipolle e via dicendo fino all’ultimo strato in cui mischierete le patate, le zucchine e le cipolle alternandole. Adagiate fiocchetti di gorgonzola e il parmigiano. In forno 45 min a 240 gradi. Buon appetito!

Millefoglie di salmone scozzese brado con le sue verdure e salsa agrodolce di ciliegie di Vignola


Iniziate preparando una crema di robiola fresca condita con un filo d’olio evo, pepe nero e sale insaporita con un trito di prezzemolo, erba cipollina, origano fresco e menta. Riducete in rondelle le fette di salmone con un coppapasta di cinque centimetri di diametro e componete il millefoglie alternando salmone e crema di robiola. Mondate carote, zucchine chiare e scure, porri e cetrioli e cuocete le verdure al vapore il tempo necessario per poterle arrotolare su se stesse. Per preparare la salsa agrodolce eliminate il nocciolo da quindici ciliegie e mettetele in un blender insieme a sale, zucchero, due cucchiai di aceto balsamico e mezzo cipollotto rosso di Tropea; frullate il tutto e passatelo attraverso un colino. Impiattate a vostro piacimento!

Fusilli cremosi con verdure piccanti e bacon croccante


Fate cuocere 200gr di spinaci, preparate con taglio a fiammifero una zucchina scura e un porro e spadellateli con olio e peperoncino. A tre minuti dalla fine cottura della pasta trasferite i fusilli nella padella delle verdure, aggiungete due o tre cucchiai di acqua di cottura, 50gr di roviola e un tuorlo d’uovo; mescolate rapidamente finché i liquidi non risultino concentrati. Rendere croccante il bacon. Impiattare con un ring grande: prima la pasta poi gli spinaci e infine il bacon. Bon apetit!