Brucia, brucia.

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Vedo bruciare la speranza. Siamo alla fine dell’impero, l’impero brucia. Questo incendio a Notre Dame colpisce al cuore l’umanità, almeno quella occidentale, colpisce la cultura, l’arte, il senso sublime del bello, l’afflato che porta a Dio. Colpisce, o dovrebbe colpire, al cuore ognuno di noi stronzi, impegnati in aperitivi inutili, irresponsabili e sciatti alla vita. 

In nove secoli Notre Dame non era mai bruciata, ha visto secoli bui, incoronazioni, sommosse e rivoluzioni. È sempre stata lì, fissa. Un pezzo di cuore pulsante, di vita Vera, che ha ispirato scrittori, poeti, artisti e persino innamorati. 

Ciò che brucia è la nostra sciattezza, il nostro vivere come viene, senza uno scopo preciso, senza un perché rilevato né rilevabile. 

Notre Dame de Paris brucia nell’epoca più tecnologica che la terra abbia mai sopportata, faticando a sopportarla. Notre Dame de Paris brucia quando meno avrebbe dovuto bruciare nell’epoca della connessione totale, del tutti sappiamo tutto di tutti, non abbiamo saputo prevederlo. Non c’era un sensore, una videocamera, uno stronzo della sicurezza, niente e nessuno che fosse lì a vedere che una parte di ciò che ci rende umani stava andando in fumo. Guardo le immagini e vedo la modernità che sopravvive nonostante tutto, vedo le forti impalcature in acciaio che resistono a temperature infernali, senza poter reggere più nulla; il nulla sotto di loro, il nulla. 

Questa immagine è rivelatrice di ciò che siamo diventati, sviluppo che si regge su nulla. Già, sviluppo, perché il progresso si è fermato alle prime associazioni operaie di mutuo soccorso dell’ottocento, quando ancora l’uomo pensava di dover vivere in società e tentava di far migliorare la società stessa. Tentava, non vi è riuscito.

Questa nostra maledetta Weltschmerz ci porterà all’oblio ma non dobbiamo spaventarci, tutte le società più evolute del mondo sono cadute e scomparse per corruzione dei costumi e noi viviamo nella società più altamente corrotta della storia; so bene che molti replicheranno che altre società fossero assai peggio della nostra ma io devo smentirli; indietro nel tempo, la popolazione, noi tutti, non eravamo corrotti, solo l’élite che oggi si tenta di colpevolizzare così fortemente, lo era. Oggi tutti noi siamo corrotti, tutti noi abbiamo un fuoco incontrollabile che brucia le nostre radici lasciando solo la sterile impalcatura dell’apparenza.

Pare, a vedere le immagini, che si stia nel medioevo, l’uomo non può fermare il fuoco, non lo poteva fare dieci secoli fa e non lo può fare oggi. C’è qualcosa di diabolico in questo. Se fossi credente e cattolico vedrei lo zampino del demonio in questa catastrofe; se fossi un visionario avrei visto lo stesso demonio seduto su di una inquietante garguglia, a godersi lo spettacolo del mondo che brucia.

Brucia la cattedrale che Pietro Abelardo ha mancato di vedere per quarant’anni. Brucia una parte fondamentale del nostro essere umani e umani occidentali. 

Brucia una profonda tristezza nel mio cuore, questa sera. Nessuno potrà mai spegnerla.