BABEL e la piazza senza parole

Le chiacchiere? Stanno a zero.

Anche quest’anno la nostra neoclassica e magnifica piazza Emile Chanoux ospita il Festival della parola, l’iniziativa va sotto l’appellativo di Babel ( nome forse un poco infausto visto il chiaro riferimento ad una delle più grandi tragedie bibliche conservate nel Vecchio Testamento ovvero la fine della comunicabilità tra gli uomini ). Gli incontri, le iniziative ed i concerti in programma sono di buon interesse e l’evento in sé è organizzato piuttosto bene ma, c’è sempre un MA, quello che io non riesco a intendere è, come sia possibile che la nostra centralissima piazza debba sempre essere okkupata da baracconi plastificati che ne deturpano, smorzandone inevitabilmente la visione d’insieme, l’architettura. Sarà così complicato lasciar parlare da sola l’unica  piazza degna d’essere chiamata in tale modo, visto e considerato lo stato attuale delle altre principali piazze della città? Il comune lancia il fantastico progetto denominato Vieille Aoste, dice l’assessore alla cultura Paron sul suo Twitter: nelle vie di Aosta si potranno scoprire i toponimi ed i luoghi dimenticati. Non vediamo l’ora di poter scoprire di più sulla nostra bella città ma non sarebbe il caso, invece di scervellarsi sulla toponomastica di luoghi fagocitati dalla storia, di far qualcosa per evitare che la piazza della nostra Cattedrale, o della collegiata di S. Orso  siano dei parcheggi, o che una piazza come piazza Roncas, sede del Museo Archeologico Regionale nonché del più bel palazzo rinascimentale di Aosta ( ex sede del comando dei Carabinieri oggi chiuso al pubblico ) abbia un selciato composto da rattoppi orrendi di bitume, ospiti un’edicola perfettamente fuori bolla a causa della pendenza incontrollata della pavimentazione e sia luogo adibito al parcheggio selvaggio? Per non parlare di piazza Caveri, spazio affine alle migliori banlieue di Calcutta, o di piazza Narbonne, passata intelligentemente da essere un poco bello ma comodo e centrale parcheggio per autobus a scalinata senza meta adibita al sollazzo dei taglioni            ( quelli che schisan la scuola, per intenderci ) con annessa fontana mai stata funzionante per pericolo ghiaccio, già stagno abitazione di una colonia di rospi ed ora prato all’inglese sormontato da colonne d’acciaio a reggere il cielo, caso mai crollasse, vista la nostra vicinanza con le Gallie di Asterix. Si cerchi di puntare l’attenzione sulle piccole cose, l’arredo urbano, l’acciottolato medievale da riportare alla luce invece di scavare buchi enormi sotto le porte Pretoriane per rendere inutilmente visibile qualcosa che il tempo ha sapientemente preservato, tra le altre cose abbattendo, perché impicciano, mura di epoche successive alla romana creando così una sorta di malsana hit parade d’importanza storica dei reperti, il compilatore della quale rimane nell’ombra. L’Italia possiede circa il 70% del patrimonio monumentale del mondo perché i suoi popoli non hanno mai dovuto distruggere il vecchio per poter guardare al futuro; cerchiamo di mantenerci su questa linea.

 

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