Orwell si rivolta nella tomba

Che amarezza. Dopo il dahu e flocon de neige, lo stambecco albino, il panorama delle creature mitiche e particolari si allarga, in Valle d’Aosta. Oche e maiali che descrivono bene il voluttabro che si sta da tempo costruendo in piazza Deffeyes.

Un’aia in cui manca l’aria.

Un’aia in cui l’acredine, la malevolenza, l’acrimonia, il rancore, lo scherno, il siparietto e la maleducazione si moltiplicano esulando dal normale conflitto politico che è respiro della democrazia e dell’istituzione stessa del Consiglio della Valle d’Aosta. Perché a perdere di credibilità, in questi osceni chiari di luna, ahimè non sono le persone, che continuano ad attingere alle loro sacche di ciechi voti, bensì è l’istituzione stessa; l’agognata poltrona viene lordata di lerciume social, di bullismo politico perdendo il suo alto valore rappresentativo. Probabilmente è proprio vero che il vertice della piramide è l’espressione statistica della base. Se ci limitiamo ad un sorrisino sardonico, a sospirare tristemente o ad una alzatuccia di spalle di fronte a questi veri rigurgiti agri, astiosi e sessisti, allora cari amici non andremo molto lontano. Anche il dahu, quando distratto, se lo chiami precipita.

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