Una leggenda e un artista

Durante il rigido inverno del 1782, sul far della sera, mentre la neve cadeva copiosa a ricoprire i fitti boschi della valle d’Ayas, un montanaro di Champoluc di nome  Matteo Brunod detto   “Lo Rey“ ( il re ), per via della sua possente forza e stazza fisica, si mise in cammino per raggiungere il villaggio di Saint-Jaques, marciando faticosamente per via dell’ abbondante nevicata che aveva reso impraticabili i sentieri. Improvvisamente, da dietro  un albero sbucò, sbarrandogli la strada, un gigantesco orso bruno. L’animale, affamato e inferocito dall’inverno, giacché le bestie non son mai cattive per volere loro, sollevatosi sulle due zampe posteriori, forti come querce secolari, si scagliò con furia addosso al povero montanaro, sferrando un morso micidiale.  Lo Rey, senza lasciarsi intimorire dall’attacco dell’animale, con un fulmineo movimento del collo schivò il suo attacco e afferrò con le sue mani vigorose il collo della belva incominciando a stringere, con forza inimmaginabile, per soffocarla. Dopo alcuni minuti di lotta feroce per la sopravvivenza, nella foresta ripiombò il profondo silenzio portato con sé dalla neve. Brunod aveva vinto la battaglia.

 

Una delle tante e belle “contes“ valdostane, a far da cornice alle intriganti realizzazioni di un artista del legno ( o sarto di legni esausti, come lui stesso ama definirsi ) tra i più innovativi della scena valdostana: il suo nome è Roberto “Bobo” Pernettaz. Nelle foto alcuni esempi dei sapienti intarsi lignei dell’artista che, con giochi d’ombra e di profondità, sembrano balzare fuori dai loro supporti, talvolta legnosi, talaltra ferrosi ed arrugginiti. Il senso profondo di tutte queste opere è, credo, insito proprio nella ruggine ed in quello che essa rappresenta di più profondo, il suo senso di vecchiezza e disuso. L’opera di Bobo è salvifica perché in grado di dare nuova e più nobile vita a materiali che altrimenti sarebbero da stufa o discarica. Intendendola in senso ancora più moderno, l’arte di questo sarto così speciale, può essere definita, con un termine oggi tanto di moda: Bio. Le opere fotografate sono alcune di quelle che, giusto sabato scorso, erano in esposizione, al banco dello scultore, durante la quarantatreesima Foire d’été ( alla quale è dedicato il post precedente questo ).

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