TAV e NO TAV, alcune considerazioni

Lo devo ammettere, sono anni che cerco di sdipanare il mistero TAV    ( quella Torino – Lion s’intense ) e, con grande rammarico e qualche seria incertezza sulla mia intelligenza, ancora non sono riuscito a venirne a capo. Ancora non mi sono fatta un’idea favorevole o contraria, ancora non so da quale lato della barricata, perché di questo trattasi, schierarmi.

Bisogna dire che troppo spesso, nel nostro bel paese, le scelte di parte sono prese seguendo sentieri ideologici, talvolta pericolosi; scelte sovente non giustificate da percorsi di ricerca, spinti da un interesse vero per il fondo del problema: mi vengono in mente gli ormai famosi pirogassificatori, da anni alla ribalta della cronaca nazionale; quanti, contrari o favorevoli, si saranno presi la briga di capire cosa sono e come funzionano?

Una cosa però mi pare di averla intesa, le popolazioni della Val Susa stanno lottando a spada tratta per difendere una tipologia di vita che, se non ai margini, gode sicuramente della beata solitudine intramontana e io, da valdostano, so cosa questo significhi. Il dilemma che si pone è quindi riuscire ad intendere se la TAV sia opera del progresso o solo una tipologia di sviluppo che il progresso possa esprimere. Per citare un esimio pensatore della modernità del novecento italiano, Pier Paolo Pasolini, è evidente che non ci si possa opporre al progresso, cadendo in una sorta di antistoricismo, ma è altresì possibile discutere ed essere contrari con un certo tipo di sviluppo che il progresso pare imporre.

Certo, mi piacerebbe pensare che il ragionamento alla base della protesta sia inquadrabile in un assunto nobile e cioè, che la memoria possa in qualche modo salvaguardarci da un presente incontrollabile; non credo però che tale alto ideale alberghi nelle giovani menti di chi insulta gratuitamente le forze dell’ordine nello svolgimento delle loro funzione, sempre tra incudine e martello.

Un altro fatto che, fuor di dubbio, balza all’occhio è che il progetto della TAV sia partito, ineluttabilmente o no, con il piede sbagliato. Quando si varano progetti faraonici è palese che si vengano a creare delle contrarietà nelle popolazioni delle zone interessate quindi, il consenso per tali opere andrebbe guadagnato in seno alla popolazione, poco a poco, seguendo linee di sensibilizzazione programmatiche, mettendo sul piatto della bilancia tutti i pro ed i contro della faccenda, facendo in modo che il piatto dei pro risulti più pesante. Iter questo che, mi pare d’aver capito, i nostri cugini d’oltralpe siano riusciti a seguire in maniera, se non impeccabile quantomeno fruttuosa. In Italia invece, comme d’abitude, questo non è avvenuto. Detto in soldoni: le alte sfere italiane si sono espresse in maniera favorevole sulla materia e i cittadini degli ormai famosi comuni interessati si son svegliati una mattina con l’invasore armato di ruspe sotto casa. Risulta oltremodo chiaro che, perseguendo un comportamento di questo tipo, le possibilità di conciliazione si annullino.

Ora si è tornati a parlare, se ne era già parlato nel 2009 con una proposta bipartisan, di una possibile zona franca per la Val Susa. È evidente che in questi chiari di luna, con l’Europa che attraversa un periodo di grave sofferenza, nel quale mi pare che la direzione vada più verso lo smantellamento di tali aree, piuttosto che verso la creazione di nuove, parlare di agevolazioni fiscali mirate appare, questo sì, assolutamente antistorico.

I risarcimenti alle popolazioni devono essere commisurati ai disagi che queste sono costrette a subire; probabilmente sarebbero meglio accetti piani di formazione ed assunzione mirati alla crescita lavorativa delle popolazioni della valle; in un’Italia affitta da una disoccupazione giovanile che supera il 30%, la speranza e l’idea del lavoro potrebbero smuovere, o in questo caso bucare, le montagne.

La questione continua comunque a risultarmi ostica ma un augurio, questo sì, mi sento di poterlo fare alle popolazioni della Val Susa: spero che presto, grazie alla diplomazia ed al dialogo, si possa trovare una soluzione in grado di rispettare le libertà di tutti i cittadini italiani.

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