Una scappata Al Caminetto

La strada tortuosa, la visibilità limitatissima da nuvola bassa, la neve cedente copiosa like x-mas, ce lo hanno fatto decisamente sudare ma, alla fine, dietro ad un tornante retto da un muro pietra-a-vista tanto spesso da parere un bastione di contenimento del fosso di Helm, come è uso in Vallée, l’abbiamo visto affiorare, tra le spesse nebbie… il ristorante. Vi eravamo già stati, appena su piazza, quattro anni fa circa e la sorpresa era stata ottima. L’atmosfera ti avvolge subito, tra il vezzoso montano e la trattoria di provincia, boiserie antica fino a metà pareti, tinte giallo pastello sui muri, alle finestre tendone spesse e rosse con renne ( animale qui sconosciuto, chissà perché vada tanto ), doubleface. Ci accomodiamo, la signora che ci accoglie, molto gentile, indossa una camicetta di volant a mezza manica, il cui motivo colorato ricorda il Sam Francis ultima maniera, che lascia semi-scoperto un tatuaggio sull’avambraccio sinistro, memore di chissà quali avventure giovanili. La carta dei vini è giustamente voluminosa, con una buona selezione di etichette, il menù è esile e facilmente leggibile: selezione di tre antipasti, serviti con una coppa di prosecco a perfetta temperatura, con un perlage pimpante e pure buono; un tris di primi e di secondi, il tagliere di formaggi serviti con le loro composte e una scelta di tre dolci che sembrano uno più invitante dell’altro.

Dietro la porta a battente unico con ritorno automatico si apre la camera delle meraviglie, una cucina acciaio inox che, per quanto mi sia stato dato di sbirciare, pareva brillare anche in pieno servizio, il regno indiscusso dello Chef Stefano Zonca, valdostano d’adozione, ha preso i natali in Gattico, terra di Piemonte così grassa e sapiente da bastare al resto del mondo. Uomo di cucina esperto con esperienze in tristellati quali La Tante Claire, London o l’enoteca Pinchiorri, Florence; mica chiacchiere, ristoranti che in cucina non hanno cuochi ma brigate organizzate come un esercito della delizia, capace di atterrarti solo con lo stordimento della papilla gustativa… E questo, Chef Zonca, lo ha imparato bene.Primo fra tutti, nei suoi piatti, è il Gusto ( non crediate sia cosa scontata ), mai eccessivo, sempre delicato con punte acidule e fresche, si compone come una pittura antica assemblando i vari componenti, scomposti, che formano la pietanza. Noi ci siamo concessi: carciofo ripieno, crema di sedano rapa, misticanze invernali; fonduta di Fontina d’alpeggio, miele al tartufo bianco,  toast di pain brioche; zucca marinata, anatra affumicata, praline di fegatini alle nocciole, pane grigliato; tortelli di ricotta e cime di rapa, ragù di capra; spaghetti alla chitarra di farina di castagne, verza scottata, bagna caoda; sottofiletto di vitella farcito al lardo in crosta di flakes di castagne, purea di cavolfiore, bietoline; mela tatin, crema al mascarpone, hot shot mela grappa rosmarino; zuppetta di cioccolato, pera e gelato alla vaniglia, briciole di meringa… E come digestivo un affascinate distillato di Sambuco. Ultima chicca, da non sottovalutare, era buono pure il caffé.

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