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Archivio mensile:luglio 2011

Eccolo. Il Ristorante dove anche ciò che resta nel piatto, dopo mangiato, è opera d'arte. Il MaMa, acronimo di MarcoMaurizio, nome dei due giovani proprietari che, giusto un anno fa, hanno deciso ( e di questo li ringrazio personalmente ) di avventurarsi in un'esperienza credo esaltante tanto per loro quanto per le mie papille gustative, è un ristorante di cucina prettamente orientale: pesce crudo affidabilissimo, riso lavato e cotto alla perfezione, salse, intingoli e ricette segrete di maestri sushi giapponesi trapiantati negli States. Ingresso accogliente, carta da parati che sembra la macro di un dettaglio del Gabinetto delle lacche cinesi del magnifico Juvarra; parquet inchiodato e sonante in terra, lavabo spazioso e ben illuminato e mise en place all'occidentale che strizza l'occhio al sol levante. Ma l'unica cosa che conta qui, una volta messe le gambe sotto il tavolo, è il Gusto. Particolare, complesso, da scomporre, da conservare in bocca a lungo ed altrettanto a lungo elaborare con la mente; per questo consiglio due pezzi almeno d'ogni singola pietanza: uno per l'appetito e l'altro per il piacere. Non ve ne pentirete. [gallery link="file" columns="4"]

 

La pazienza, si sa, è la virtù dei forti. Chi sa attendere, si dice, avrà belle sorprese… Ma non basta solamente attendere, necessario, se si vuole raggiungere l’obiettivo, è perseverare. Dicevano i latini ( non tutti, ovvio, quelli di cultura ): Gutta cavat lapidem, non vi, sed saepe cadendo. Goccia a goccia si può svuotare, o riempire, un mare!

Sempre alla rincorsa di quello sbocco

lavorativo, non si finirà poi tutti

in un conato distruttivo,

per l’anima?

Le pareti del mondo sono troppe,

troppo intricate; non c’è filo che tenga,

se non col piombo, e dove porta

i muratori incalzano.

( Possiamo, talvolta, fermarci ad osservare ciò che è, per sua propria natura, Immobile. E dalla sua osservazione trarne numerosi vantaggi. La Becca è immensa, nell’alba come nel tramonto. Chi è immobile si muove realmente nel tempo. )

Pochi sapranno credo, che l'espressione " pezzo da 90 " ( che sta ad indicare il migliore, il più alto in grado, quello di maggior importanza ) è, in realtà, derivata dal teatrino dei Pupi siciliani, che narrano le vicende di Orlando e del feroce Saladino, questi Pupi sono in media alti settanta centimetri ma crescono, sino a raggiungere i novanta, se raffigurano un personaggio importante, come Orlando appunto. Ebbene, l'entrecôte, in questo caso di bovino proveniente dal macello T. Boer olandese ( fornitore ufficiale della casa reale ), è il pezzo da novanta dei tagli a " bistecca ", il pezzo da intenditore, tenero quasi come un filetto ma saporito come una delle migliori vacche valdostane. Sopra lo vedete nella sua veste più semplice, scottato in padella tre minuti per parte, insaporito con burro e sale a fine cottura, lasciato riposare. La patatina novella, bollita, rosolata poi in burro e rosmarino è la degna accompagnatrice di questo taglio di carne che vi lascerà entusiasti.

Chi conosce l'opera di Klee lo sa, la realtà nei suoi quadri è rarefatta, filtrata come da un colino a maglie strettissime che lascia colare solo alcune visioni, sgocciolare solo segno e colore. La realtà nei quadri di Klee è rarefatta e lo stesso si può dire dei quadri dell'artista bernese esposti all'infausta ninna nanna regionale del museo archeologico. Il nome sul cartellone pubblicitario però risulta chiarissimo: Paul Klee, peccato che manchi una fondamentale precisazione ovvero l'opera su carta. Forse può essere che noi italiani siamo un poco fissati con le differenze tra carta e tela, olio e guache, cartapesta e marmo ma, e il mercato mi è testimone, se l'opera è su carta non voglio dire che valga di meno ( anche se è proprio così ) ma sicuramente è meno stimata. Ora se su un cartello di cinque metri per tre scrivi PAUL KLEE e poi in mostra trovi schizzi, bozze, bozzetti neanche di primissima scelta beh, lo spettatore pagante, che ama l'artista e magari ha fatto dei chilometri sperando di potersi immergere in capolavori assoluti del cromatismo più evoluto come la scena di lotta dall'opera comico-fantastica " Il marinaio " o Armonia di rettangoli in rosso, giallo, blu, bianco e nero o ancora Ad Parnassum ecc. ecc. come dicevo, lo spettatore pagante potrebbe anche infastidirsi. Io personalmente, passatemi l'eufemismo, m'incazzerei come una bestia. E pensare che di opere su carta il musicista pittore ne ha prodotte molte, alcune di eccezionale qualità ( penso a Davanti alle porte di Kairuan, Case rosse e gialle a Tunisi, Giardino di rose ecc. )... e che dire della serie di stupende, impareggiabili, oniriche acqueforti su zinco dei primi anni del '900, quando l'artista ancora ondivagava tra musica e pittura indeciso, completamente assenti in mostra? Meglio non dire nulla. Comunque, mi si dirà che non ho saputo intendere la ricerca effettuata dai curatori per portare a galla un lato poco conosciuto dell'artista ma fatto sta, ed è, che gira che ti rigira ad Aosta non si riesce mai a portare a galla qualcosa che porti gente e che, soprattutto, la gente, la lasci soddisfatta.

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