Esattamente a cavallo tra il borgo antico e la zona più moderna e residenziale di L’Escala, Catalunya, in Camì Ample al numero 40 si trova una felice sorpresa per le vostre papille gustative: il ristorante Korpilombolo, nome del paese svedese che ha dato i natali alla proprietaria nonché direttrice di sala Anette, moglie del cuoco Pau. Entrando nel ristorante si ha subito la sensazione di trovarsi in un locale di professionisti; la sala molto spaziosa ha in realtà poco più di trentacinque posti a sedere; questo fa si che i tavoli risultino ben distanziati l’uno dall’altro, cosa che ho sempre molto apprezzato. Bella la posateria, le porcellane ed i bicchieri, migliore il menù. Seduti al tavolo si notano subito le quattro ampolline, riempite di altrettante tipologie di oli d’oliva extra vergini, da degustare su pane tostato, consegnato prontamente al tavolo, con tre tipi di sale: passatempo divino. Ottimi il polipo al profumo di tartufo, il crudo di gamberoni, lo spiedino di pesce e l’insalata con capesante e riccioli di foie gras; assolutamente da provare il tonno rosso, bandiera indiscussa del locale, servito in tartare o scottato alla piastra e rigorosamente del luogo: tonno di palangaro, ovvero quell’antichissima tecnica di pesca, che in Italia chiamiamo anche catalana per via della sua provenienza, che consiste nell’immergere in acqua una fune alla quale vengono appesi centinaia di ami che fluttuano in mare aperto ad una profondità che non raggiunge mai il fondo. Dessert magistrale il gelato in salsa alla vaniglia con scaglie di liquirizia salta. Cantina ben fornita di vini locali, compresi piccoli produttori da scoprire. Se vi capita di passare da quelle parti è da provare. Dimenticavo: ottimo il rapporto qualità-conto.
Archivio mensile:settembre 2011
Albo signanda lapillo
Letteralmente ” da segnare con pietra bianca ” e sott’inteso giorno, ovvero giorno memorabile per un avvenimento eccezionale. Ebbene tale giorno l’ho vissuto sabato scorso ( mi concedo un post totalmente personale ) quando, grazie al buon Chris, siamo riusciti ad organizzare una cena memorabile, che ha visto riunirsi, a distanza di anni, gli appartenenti ad un gruppo assolutamente speciale: i miei AMICI. Io mi sono permesso di regalare loro un assaggio della mia cucina con: scaloppa di foie gras al Monbazillac e pesche, tartare di tonno e avocado con vinegrette alla salsa di soia, risottino zafferano e zucchini, petto d’oca con salsa all’arancia, indivia belga confit al miele e aceto balsamico e patate in padella al grasso d’oca. Menù, devo dire, apprezzato: piatti puliti e pane a midolare. A tutti i presenti nella foto ( ed ai due assenti, per cause di forza maggiore ) rivolgo la mia speranza che tutto questo possa ripetersi tra meno di dieci anni! MILLE MILLE E MILLE GRAZIE A TUTTI!
Da Dalì a Dalì
Meta obbligata per chi si rechi nelle terre catalane del nord è, senza ombra di dubbio, il museo Dalì, situato nel centro della bella città di Figueres, con la sua lunga e ricca Rambla, la piazza del municipio d’epoca medievale, la bella cattedrale romanico-gotica, il museo è attrazione per migliaia di turisti che nelle lunghe e afose giornate estive si accalcano ai cancelli, tra bambini che piangono, cani innaffiati da bottigliette d’acqua e nonne che rasentano il collasso. Perchè il museo Dalì è un museo per tutti. Un museo multireferenziale dove sia l’esperto che il profano, il bambino o l’anziano, possono trovare il ” pezzo ” che gli aggradi. Da vedere il ciclo sulla Divina Commedia e del Don Quijote e consiglio di trascorrere più di qualche breve attimo nel grande cortile che accoglie il visitatore, sovrastato da una colonna nera sulla quale poggia la barca volante e gocciolante: innumerevoli sono i dettagli che potrete scoprire, quasi foste degli archeologi della minuzia, se vi soffermerete qualche istante in più anche solo sulle panchine che ospitano i vostri deretani.
La vendemmia
Uno dei momenti più incantevoli dell’anno, durante il quale inizia la magia, il miracolo del saccaromiceto che mangiando zucchero e espellendo alcool, riesce, a sua insaputa, a trasformare il mosto in vino. Evviva evviva!
Fundaciò Antoni Tàpies
A Barcellona in Aragò 255, a due passi da Passeig de Gràcia, da circa vent’anni sta ad accogliervi ( e vi consiglio caldamente di farle una visita ) la Fondazione Antoni Tàpies che, per chi già non lo conoscesse è, insieme al nostro amatissimo Burri, il grande guru dell’arte fatta con la materia, quell’arte che da sempre mi affascina per via della sua durezza e povertà, spesso più povera dell’arte Povera stessa. La Fondazione è padrona di una considerevole collezione di capolavori che spaziano dai primi anni ancora figurativi per giungere ad opere recentissime. La cosa bella è che l’esposizione è in continuo mutamento, una rivoluzione meravigliosa che consente allo spettatore di godere d’uno spettacolo sempre nuovo, ad ogni nuova visita. Intorno all’esposizione, quasi fosse cornice secentesca di maestri bergamaschi ad abbracciare un taglio rosso di Fontana, è il palazzo costruito tra il 1881 e l’85 da Lluis Domènech i Montaner, per la casa editrice Montaner, chiarissimo esempio del primo modernismo articolato e rigoroso in ogni sua linea. All’interno è anche visitabile, ma solo su appuntamento, l’immensa biblioteca che era della casa editrice e che raccoglie anche la biblioteca personale dell’artista catalano. Un’ultima nota riguarda il pavimento della fondazione, si tratta di un parquet industriale tanto affascinante quanto ipnotizzante, della serie: guardate bene dove mettete i piedi.


























































