Fritturina

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Nella canicola estiva ormai giunta, nulla di meglio, per riassaporare i piaceri del mare, di un bel calamaro alla romana. Pastella di farina di kamut, olio alto e bollente ed il gioco è fatto! Calamaro accompagnato da salvia croccante e gustosissima… Una bottiglia di Fendant du Valais ghiacciato e buon appetito.
P.S. A Genova si dice che chi mette sul pesce il limone o è un milanese o un belinone; non me ne vogliate ma sulla frittura l’acidità per me è fondamentale. E poi forse son anche un po’… milanese!

Un retour au pays des rêves…

Si è aperta venerdì 1° giugno in quel di Presezzo, l’esposizione ” un retour au pays des rêves “, opera dello scultore valdostano di Fénis Luciano Regazzoni. Vi propongo le foto delle opere esposte e dell’inaugurazione. La mostra sarà visibile fino al 1° luglio presso il palazzo Furietti – Carrara, in via Vittorio Veneto 1295 a Presezzo appunto, pochi chilometri da Bergamo

L’isola

L’isola è quel luogo dove ti senti al sicuro, rilassato, il cerchio introno a te che ti fa sentire a casa. Ci sono vari tipi di isole, a ciascuno ne corrisponde un genere differente. Il genere mio è fatto di cibi e di vino. Giovanni, via Fontanariola Quincinetto, è una grande e bella isola dove trascorrere un paio d’ore immersi nelle meraviglie del porcino, della fassona piemontese, dell’antipasto che si fa re delle portate… Oggi antipasti misti ( foto n.p. causa eccessiva fame ) composti di quattro portate calde e quattro fredde inclusi: una bistecca alla milanese in carpione, ricottina di magro con pesto di verdurine sott’aceto, tartare di fassona con tartufo nero estivo… immancabile il vaso di porcini sott’olio a volontà. Piatti principali: filettino di fassona piemontese olio e limone con asparagi insalatina e scaglie di reggiano e, udite udite, cervella di fassona dorata al burro, buona quasi quanto quella che faceva la mia indimenticabile nonna. Gelatino, frutti di bosco, Barolo e allegria.

Guggenheim Museoa Bilbao

Che dire, al museo Guggenheim tutto ti sembra arte: basti pensare che la foto qui sopra potrebbe tranquillamente essere un Gerhard Richter del periodo delle campionature di colore e invece son le piastrelle dei bagni! Edificio mitico ed imponente, probabilmente una delle nuove meraviglie del mondo, impossibile da realizzare, fatto di calcestruzzo, titanio, acciaio e vetro, vero simbolo della creatività moderna e totalizzante. La collezione è quel che è, non è molto ricca anche se qualche bel pezzo lo potete vedere sebbene esposto senza molto criterio ( nella stessa stanza, uno di fianco all’altro, trovate Jannis Kunellis, mito dell’arte povera italiana, anche se greco, e Anselm Kiefer potente pittore della storia che ai grandi artisti piace poco ). Una bella mostra di David Hockney purtroppo in allestimento, e un’altra realizzata con parte delle collezioni de La Caixa, banca catalana e del MACBA Museu d’Art Contemporani de Bacelona con nomi quali Tapies, Barcelò, Ernesto Neto, Damiaàn Ortega ed altri meno conosciuti. In ogni caso, collezione o no, la visita è d’obbligo per ammirare le meraviglie architettoniche che ogni superficie del Guggenheim sa regalare, i controcampi azzeccatissimi di materiali e prospettive, le pendenze delle pareti inusuali, le passerelle, gli ascensori di vetro, tutto è un’esperienza unica. Come unica è l’esperienza di affrontare l’installazione permanente The Matter of Time ( Una questione di tempo ) di Richard Serra. L’avevo già vista in internet e su varie riviste specializzate e avevo pensato: che cagata pazzesca… ma come tutte le cose, anche l’arte non può esser giudicata se non ci stai fisicamente davanti, anzi in questo caso, dentro. Trattasi di immense costruzioni, ellittiche, a spirale o lineari, in acciaio pesantissimo dentro le quali ci si può e ci si deve addentrare, con la stessa cautela di chi cammini sulle uova. Si scoprirà al loro interno un universo parallelo di echi surreali e pareti che paiono inseguirti o allontanarsi da te, lasciandoti alla fine un senso di mal di mare e la consapevolezza di essere un privilegiato nell’aver provato sensazioni così uniche.

Bilbao

Quattro passi per Bilbao che, con i suoi trenta gradi in maggio, ci accoglie radiosa e linda come una città svizzera. Tra le sue ruelle, nei suoi vialoni sempre pistaciclabilizzati ( sintomo di grande intelligenza politica ), in metropolitana, sugli autobus, tutto è regolare e pulito: ti viene voglia di viverci; perché una città che rispetta i ciclisti è la vera città del futuro. I tram scivolano nelle strade su verdi tappeti erbosi che sembrano il campo di Wimbledon, gli anziani fanno la loro passeggiata a bordo del rio, i giovani corrono, skeitano, giocano a hockey da strada, mangiano e bevono birra… Non c’è rumore nonostante ci sia traffico: non ho mai sentito suonare un clacson. Tra il casco viejo e l’antica zona portuale, un tempo popolata di camalli e prostitute, riportata a nuova vita con un progetto di ristrutturazione globale, incentrato sulla CULTURA, è bello passeggiare e perdersi tra un’architettura neoclassica e il grattacielo postmoderno, tra i marciapiede curati ogni ora e le piazze di fontane e schizzi. Che dire: AUPA EUSKADI!