Sem encar ici

Siamo ancora qui. Nonostante tutto, nonostante i funerali degli amici, gli schiaffi presi e dati, le delusioni, i successi, nonostante le lotte fatte, i rimpianti ed i rimorsi, nonostante i sorrisi, le grida, i piedi in testa, i mordersi la lingua, gli sfottò, nonostante la vita…

Siamo ancora qui. E resistiamo. Il messaggio trasmesso dalla musica dei Lou Dalfin è totale e totalizzante, tradizionale ed attualissimo, cantato in una lingua tanto complessa quanto ricca di velature e traslucenze qual è l’occitano.

Siamo ancora qui e abbiamo intenzione di restarci il più a lungo possibile, godendo di tutto, lottando per ciò che ci sembra giusto. Amen.

La faraona in salmì

Piattoforte del pranzo di compleanno del saggio capofamiglia, la faraona così cucinata è ricetta contadina tanto antica quanto semplice. Smembrare l’uccello ed affogarlo un giorno e una notte in vino bianco ( non vi fidate mai di chi vi dice che per cucinare va bbbene pure el vin en cartun, non è vero: pietanza prelibata vuole buon vino, da bere con lei e da bere lei )  io ho usato dell’ottimo Est Est Est, vino di cui consiglio di ricercare la storia. La marinatura va eseguita congiuntamente a carote, sedano, cipolla bianca, alloro, timo, rosmarino, chiodi di garofano e bacche di ginepro. A faraona completamente ubriaca toglietela dal vino, infarinatela e fatela incroccantire da tutti i lati in quella prelibata delizia che nasce dalla panna bovina e prende il nome di burro, io ho usato il demi-sel d’Isigny. Dopo di che trasferite il vino, le verdure ed i gusti nella pentola e fate cuocere il tutto ad andamento lento per una quarantina di minuti ( il tempo è ahimè calcolato su un uccello che mai ruspò ). Cotto il tutto spostate la carne in una ciotola e con la forchetta schiacciate le verdure fino a creare una crema che, assaggiandola, vi farà complimentare con voi stessi. Aggiustate, se necessario, di sale e pepe il sugo ed incorporatevi nuovamente il volatile. Servite caldo vicino a due patatine forno e timo. Dimenticavo, se l’avete, decapitate un Guado al Tasso, sarà il giusto compagno di avventura.

Polpo affogato in spirito rosso con asparagi e noci

Per due persone:

Polpo da 500 gr. circa

Asparagi una ventina

Vino rosso

Alloro, cipollotti, rosmarino, timo, noci, salsa di soia

Questa sera mi son cimentato col polpo, bestia tentacoluta, viscida e buonissima. L’ho fatto così: ho messo a bollire una pentola d’acqua salata dove ho fatto sbollentare gli asparagi mondati in precedenza e tagliati in metà, per una decina di minuti, dopo di che nella medesima acqua ho cotto la bestia per una ventina di minuti aggiungendo due foglie di alloro, un rametto di rosmarino e uno di timo. Mentre il polpo cuoce ho tagliato tre cipollotti finemente, li ho soffritti con olio e.v.o. e una noce di burro salato, poi ho trasferito i gusti che stavano bollendo col polpo nel soffritto ed ho sfumato lo stesso con poca salsa di soia. Una volta cotto il polpo l’ho tagliato a pezzettini, l’ho aggiunto al soffritto facendolo insaporire qualche minuto quindi l’ho ricoperto con il vino. Dopo trenta minuti di cottura a fuoco lento, ho aggiunto gli asparagi ( tenendo da parte otto punte per la guarnizione ), le noci ed ho lasciato cuocere altri venti minuti.

Pronto il piatto l’ho guarnito, ho stappato un Castillò de Perelada, Crianza e buon appetito!

Il punto di partenza

Lo confesso, per qualche istante, questa mattina, sfogliando i titoli dei quotidiani on-line, sono stato percorso da un brivido di soddisfazione. Ma mi è durato poco ( e il pleonasmo è voluto ). A Milano e a Napoli vince la sinistra, come in altri numerosi collegi, compreso Arcore, la Sirte italiana, e vince con gente “ nuova “.
E qui mi è sorta la domanda: ma ha vinto la sinistra, come vorrebbero farci credere i festeggiamenti e le dichiarazioni di Bersani ed altri, oppure il fattore fondamentale delle vittorie è proprio l’ uomo “ nuovo “, talvolta, come nel caso di De Magistris, venuto da altrove?
La deriva della politica è in atto ormai da talmente tanti anni che quasi non ci si fa più caso, il distacco venutosi a formare tra cittadini e classe dirigente ha assunto dimensioni praticamente incolmabili, tanto da aver ormai quasi radicato nella società l’idea, mai buona, che esistano cittadini di classe A e B. Ma l’Italia non è un paese di rivoluzionari, ci abbiamo provato nel ’38 prima, nel ’48 poi ( ottocento ovviamente ) ma i Masaniello dello stivale sono pochi e fanno fatica ad uscire, noi Italiani esprimiamo il nostro dissenso in modi meno rumorosi di altri popoli, non tagliamo letteralmente le teste ma sappiamo farle cadere.
I risultati elettorali recenti non sono una vittoria bensì un punto di partenza, per cercare di minare dall’interno quel malcostume politico, che dagli anni ottanta ad oggi, è andato ingigantendosi a dismisura. Un punto di partenza. Anche perché non dimentichiamoci che, se si andasse alle urne oggi, per le politiche, sarebbero comunque sempre le segreterie dei partiti a decidere i nomi degli eletti; il cosiddetto porcellum è una delle cause della disattenzione e della disillusione con cui l’italiano guarda alla vita politica. I ballottaggi di domenica e lunedì dimostrano che , quando si può votare il nome, il volto, l’uomo è il “ nuovo “, quello che appare più svincolato dalle logiche partitiche ad avere la meglio.
Certo è che tutti i candidati usciti vincitori dalle urne dovranno darsi molto da fare, soprattutto in comuni come Napoli e Milano, per mantenere le redini della situazione e non lasciare che il cavallo imbizzarrisca. Non ci resta che sperare in una totale ed incondizionata profusione di impegno nell’amministrazione della cosa pubblica augurando ai nuovi sindaci e presidenti, berlusconianamente, buon lavoro.

Barcelona, città piena.

La capitale della Catalunya é una città piena. Un fiume di giovani ( studenti o disoccupati oggigiorno é difficile da dirsi ) solca impetuoso la Rambla ( termine mutuato dall’arabo raml ovvero la sabbia lasciata da un fiume in secca che con la pioggia può tormare a scorrere ) da Plaça Catalunya al porto, il port vell, e viveversa. La Bocheria è per me il luogo simbolo della città, riassume in sé tutti i significati di una grande metropoli in cui il mélange di colori, sapori, odori, luci, ombre e specie tra le più diverse, convivono all’interno di uno spazio confinato, nel quale poter assaporare il piacere, sempre nuovo, di perdersi. Mancavo da nove anni ma, ai miei occhi, sostanzialmente Barcelona non é cambiata di molto, le sue grandi avingudas affollate di mezzi, la sua utilissima metro sempre carica di umanità, le piazze, le fontane, il Barrio Gotico, Gaudì… Ho ritrovato tutto dove l’avevo lasciato. Eccitante l’ingresso nella parte ultimata della Sagrada Familia, un’infinità di colonne, una diversa dall’altra, che si elevano da terra per decine di metri, diramando verso la fine i loro steli come immense sequoie secolari di una foresta pietrificata, valgono già di per sé il biglietto d’ingresso che può apparire un poco caro. Così non è anche se si pensa al fatto che, per via del suo carattere espiatorio, il tempio in costruzione da più di cento anni non può ricevere sovvenzioni pubbliche; la Fabbrica deve sostentarsi e progredire con i soli oboli dei pellegrini.

Per un ateo amante della vita e della diversità ( come me e molti altri ) Barcelona dovrebbe essere  meta obbligatoria di pellegrinaggio, almeno una volta nella vita, in essa si dovrebbe compiere una sorta di hajj, sicuramente illuminate ed istruttivo.

Olympus Mju + Fuji Superia 200

Assolutamente in FISSA

Devo dire grazie, grazie al Piotta che questo mondo lo vive da tempo, un mondo di biciclette sì ma biciclette in purezza, come lo Chardonnay, con tutti i suoi profumi, il suo bouquet da assaporare. Emozione di un tempo. L’attesa è stata estenuante: sella, nastro, guarnitura, predali, cerchi, pignone… Il telaio, casa-prodotto, pronto da tempo ha lentamente preso forma nelle mie mani ed ecco il risultato! Spesso in piccole cose, si scopre l’orgoglio.