C’è un nonsochè di magico nella ricorrenza più attesa dalla città di Aosta, la mia città. Godetevi le immagini.
C’è un nonsochè di magico nella ricorrenza più attesa dalla città di Aosta, la mia città. Godetevi le immagini.
Imperdibile appuntamento annuale al quale, per tradizione, mi reco da più di una decade. Preludio minuto e più umano della sempre meno vivibile Saint Ours di Aosta, la fiera di Donnas è cresciuta migliorandosi di anno in anno. La qualità delle opere esposte ha raggiunto un livello medio tale da far si che quasi non si veda più certa paccottiglia che, solo qualche anno fa, riempiva banchetti che sarebbe certo stato meglio saturare di bottiglie, formaggi e mocette. Il clima della fiera è sempre di festa e spensieratezza, anche in questi bui momenti di crisi… Si spendono due parole con gli artisti, si contrattano i prezzi e si sceglie con perizia la scultura o l’intaglio che possano stare meglio nell’angolo sguarnito di casa. L’acquisto di un pezzo di legno si trasforma in ricordo felice e virtuoso di un istante trascorso in allegria. L’alchimia della fiera mi sorprende sempre. La fiera di Donnas vuol dire anche pausa pranzo alla locanda di Caterina e Silvia, nel centro a Hone. Giusto qui sopra un assaggio, ahimè solo visivo, delle leccornie gustate con grande piacere.
La mostra di Cogne ha riscosso più successo del previsto, vi presento qui di seguito un paio di articoli apparsi, a cura del giornalista Agostino Borio, su La Vallée Notizie, l’articolo apparso su La Stampa redatto dal mitico autore di Odessa, Enrico Martinet e il servizio che il giornalista Giulio Cappa ha registrato per il telegiornale regionale. Copiando il link qui sotto è possibile ascoltare l’intervista rilasciata, a proposito della mostra, al giornalista Marzio Pedrini, per Radio 101. La mostra sarà inoltre prorogata sino al 15 di gennaio, dato il buon riscontro di affluenza.
L’intervista a radio 101 potete ascoltarla visitando: http://12vda.eu/podcast/1-valle-daosta-news/904-valle-daosta-news-francesco-corniolo.html
Monsieur Blot aka Luca Benedet era presente, sabato scorso, con alcune foto toccanti, all’inaugurazione della Factory, un bel negozio d’abbigliamento in quel di Torino, in via Bologna 220. Musica house, stuzzichini vegani e, ahimè, niente vino! Le foto erano dedicate ad uno dei tanti, piccoli grandi uomini che si possono trovare in Valle d’Aosta: Luigi Glarey, guida alpina emerita, un uomo che ha masticato roccia per tutta la vita. Sei, gli scatti presentati da Luca, in bianco e nero fissati con una splendida Hasselblad 500 cm. Erano presenti opere anche di altri artisti all’inaugurazione, tra le quali spiccavano sicuramente i ritratti di Massimiliano Petrone che era presente ed intento a mostrare la sua tecnica di pittura. Faccio i miei più sinceri complimenti al caro amico Luca e lo ringrazio dell’invito.
Inaugurata ieri sera a Cogne con una grande e bellissima festa, la mia nuova esposizione. Vorrei ringraziare tutti i presenti e tutti coloro i quali, pur avendolo voluto fortemente, non hanno potuto partecipare. Un po’ di foto non guastano mai in queste occasioni.
Cliccando qui sotto è possibile scaricare la versione in PDF del catalogo della mostra corredato dal testo critico del professor Paolo Levi.
Dedicato a tutti quelli che il senso della vetta ce l’hanno bene a mente, la fatica, il sudore e la sopportazione solo per provare qualcosa a se stessi. Dedicato a tutti quelli che vanno o andavano in montagna, non per sport ma per motivazioni serie, per vocazione. Il mondo è uno strano ricordo se è la montagna a dominare e non l’uomo, il mondo è migliore lassù. Grazie a Blot e Rob, compagni di avventura silenziosi e dal passo regolarissimo.
Un gruppo di persone affiatate ed affamate, testina, punta, cotechini fatti in casa e pollo dei migliori, patate, un kilo di salsa verde e tanta voglia di ridere. Questo è il BOLLITO.
La Langa che ti accoglie col suo declinare tranquillo, trasmette la stessa sensazione d’una coperta adagiata sul divano ai primi freddi autunnali. Inizia il feuillage, tra le vigne rosso sangue ed i mandorleti giallo Arneis. La stagione giusta è questa, la stagione del re. La coda di macchine che si avvicina al centro di Alba si snoda lenta come la stagione in cui penetra. Non immaginavo certo un afflusso del genere. Non sembra proprio un paese in crisi, il bel paese. A pochi chilometri da qui ci sono città rinomate come Asti, La Morra, Barolo, Verduno, Barbaresco, Canelli. Posti mitici per via dei vini che vi si producono, vini pregiati, vini che arredano le cantine di tutto il mondo meglio di qualsiasi suppellettile Luis XVI.
Le vie del borgo d’Alba son strette e colme d’umanità, spesso si aprono su piazze zeppe di avventori seduti a consumare porchetta, salsicce, polenta e altre leccornie. La festa è gradevole e coinvolgente anche se un poco scontata per via del tema medievale. Ma io sono qui per un solo ed unico scopo, acquistare sua maestà oro bianco: la trifola d’Alba. Il palazzo dove si tiene l’ottantunesima fiera internazionale del tartufo merita i due euro d’ingresso, di gran lunga meno del prezzo richiesto a Gardaland, per entrare nel luna park dei buongustai. E la giornata vola via tra un bicchiere, un profumo ed un panino. A voi le foto, a me le pepite!
Letteralmente ” da segnare con pietra bianca ” e sott’inteso giorno, ovvero giorno memorabile per un avvenimento eccezionale. Ebbene tale giorno l’ho vissuto sabato scorso ( mi concedo un post totalmente personale ) quando, grazie al buon Chris, siamo riusciti ad organizzare una cena memorabile, che ha visto riunirsi, a distanza di anni, gli appartenenti ad un gruppo assolutamente speciale: i miei AMICI. Io mi sono permesso di regalare loro un assaggio della mia cucina con: scaloppa di foie gras al Monbazillac e pesche, tartare di tonno e avocado con vinegrette alla salsa di soia, risottino zafferano e zucchini, petto d’oca con salsa all’arancia, indivia belga confit al miele e aceto balsamico e patate in padella al grasso d’oca. Menù, devo dire, apprezzato: piatti puliti e pane a midolare. A tutti i presenti nella foto ( ed ai due assenti, per cause di forza maggiore ) rivolgo la mia speranza che tutto questo possa ripetersi tra meno di dieci anni! MILLE MILLE E MILLE GRAZIE A TUTTI!
Meta obbligata per chi si rechi nelle terre catalane del nord è, senza ombra di dubbio, il museo Dalì, situato nel centro della bella città di Figueres, con la sua lunga e ricca Rambla, la piazza del municipio d’epoca medievale, la bella cattedrale romanico-gotica, il museo è attrazione per migliaia di turisti che nelle lunghe e afose giornate estive si accalcano ai cancelli, tra bambini che piangono, cani innaffiati da bottigliette d’acqua e nonne che rasentano il collasso. Perchè il museo Dalì è un museo per tutti. Un museo multireferenziale dove sia l’esperto che il profano, il bambino o l’anziano, possono trovare il ” pezzo ” che gli aggradi. Da vedere il ciclo sulla Divina Commedia e del Don Quijote e consiglio di trascorrere più di qualche breve attimo nel grande cortile che accoglie il visitatore, sovrastato da una colonna nera sulla quale poggia la barca volante e gocciolante: innumerevoli sono i dettagli che potrete scoprire, quasi foste degli archeologi della minuzia, se vi soffermerete qualche istante in più anche solo sulle panchine che ospitano i vostri deretani.