Come detto nel precedente post, Gdansk, è un gigantesco agglomerato urbano che include appunto anche Sopot e Gdynia. Gdynia è la zona più recente, costruita intorno agli anni venti del novecento, ed è anche la zona più industrializzata. L’immenso porto mercantile occupa tutto l’affaccio marittimo della città ed in essa si insinua, con i suoi capannoni ed i suoi fumi. Le foto che seguono narrano di Gdynia e del viaggio che da essa ci ha condotti a Wejerowo. Vera, verissima Polonia. Non lasciatevi impressionare, affondate lo sguardo nelle immagini e fatevi cogliere dallo stupore del dettaglio, ciò che può, di primo acchito, parer brutto si squadernerà ai vostri occhi come qualcosa di affascinante.
Categoria: Foto&Arte
Sopot e la meraviglia del mar Baltico

Sopot, insieme a Gdansk e Gdnya, forma un immenso conglomerato urbano che si estende sulle rive del mar Baltico. Sopot è la località balneare più rinomata del Baltico, con la sua chiara e lunga spiaggia popolata di anatre, cigni e gabbiani, i suoi locali affacciati sul mare ( ovviamente chiusi in dicembre ) stretti come in una morsa dalla sabbia, in fronte, e dalla foresta alle spalle, le architetture intriganti, il centro affollato di gente, i bar e ristoranti curati e invitanti. Il posto più turistico che ci ha saputo regalare questo viaggio. Irrinunciabile la passeggiata sul pontile che si inoltra sul mare per più di un chilometro, possibilmente in agosto, quando il vento non taglia la faccia… Però che magnifica Orsa Maggiore ha saputo regalarci la notte invernale, quella delle cinque del pomeriggio!
Gdansk

A nord della Polonia, nella storica regione della Pomerania, sorge Danzica, gioiello di affascinante bellezza dell’est incastonato tra il mar Baltico e la gigantesca campagna del nord, popolata di torri altissime di fieno e paglia, fiumi ghiacciati e ferrovie diritte come fusi. Vera Polonia, mi verrebbe da dire, differente e meno cosmopolita di Cracovia e sicuramente meno snob di Varsavia, Danzica è una meta poco battuta dal turismo internazionale, soprattutto d’inverno. L’atmosfera che vi si vive è spesso surreale, ci si sente come sospesi nello spazio e nel tempo; il buio arriva presto al pomeriggio e si lascia schiarire dal sole in mattinata, i pedoni non affollano le strade e quelli presenti non sono quasi mai al telefono. Stupende piazze si mischiano a vuoti urbani, la filarmonica va a braccetto con gli ex cantieri navali in disfacimento, fango e asfalto saranno sempre sotto i vostri piedi. Belle atmosfere, davvero affascinanti. Per voi, come al solito, un po’ di fotografie e un video.
SVEART prima dell’apertura
Volti di SVEART
Ecco i ritratti di alcuni dei 44 artisti selezionati dalle più importanti accademie d’arte di 21 paesi europei che oggi mostreranno le loro opere all’inaugurazione di SVEART, la biennale d’arte contemporanea dedicata ai giovani artisti europei che apre i battenti oggi alle 17:00 in quel di Saint-Vincent, nella sala polifunzionale del comune.
Passuello all’atelier Aleph
In via Martinet al numero 10, dove un tempo era lo studio del compianto Giulio Schiavon, è aperto, dallo scorso aprile, l’altelier Aleph. Nome impegnativo, non fosse per altro che l’aleph è la prima lettera dell’alfabeto fenicio dal quale, fra gli altri, deriva pure la nostra amatissima A, ma più probabilmente di ispirazione borghesiana, L’Aleph: titolo di quella strabiliante serie di racconti, così cari allo scrittore di Buenos Aires, nell’ordito dei quali si fondono e confondono l’ordine ed il caos dell’umana esistenza. Un bellissimo spazio, raccolto ed intimo, aperto agli artisti di ogni genere e razza che si vogliano cimentare in una vetrina poco impegnativa. Fino al 24 di novembre ci trovate Patrick Passuello, al quale avevo da poco dedicato un altro post in relazione alla sua mostra estiva, che espone una decina di disegni a tecnica mista interessanti e facilmente acquistabili. L’ordine ed il caos borghesiani di cui sopra, saranno, per il visitatore, facilmente riscontrabili anche nell’opera recente dell’artista sempre e ancora in bilico tra cielo e terra, sempre ancora in attesa d’una sublimazione che non arriva.
Apertura: dalle 16:00 alle 19:00
Tino Aime: lo studio
Entrare nello studio di un artista può essere paragonato all’ingresso nella caverna del drago: le sorprese sono sempre molte e non puoi sapere come ne uscirai. L’eclettismo artistico si manifesta in molteplici forme, imprevedibili e tutte interessanti. Voglio dire che lo studio di Francis Bacon e quello di Gerhard Richter hanno la stessa identica dignità, poiché ricoprono la medesima funzione. Voglio ringraziare il maestro Tino Aime per avermi dato l’opportunità di curiosare nel suo studio, che poi è anche la sua casa, perché non è così immediato aprire le porte dei luoghi in cui si crea, agli estranei. Grazie al Maestro Aime ed a sua moglie per l’ospitalità e la pazienza dedicatami.
Volti da battaglia
Prima lo spettacolo, ora gli spettatori. Nello stretto parco d’umanità che si può incontrare alla bataille de reines ci sono volti stupendi, disegnati dal sole e dalla fatica della vita contadina, dal farsi tutt’uno con la natura ed i suoi ritmi pacifici quanto estenuanti. Mani grandi e forti che hanno accarezzato ed accarezzano la terra madre, coccolandola poiché essa ci nutre. Volti e mani e storie che vanno salvaguardate come bene dell’umanità, immagini che sanno insegnare più di mille parole.
Batailles de Reines: la final
Sempre un’emozione, la finale. Cinquemila, forse di più, persone che riempiono l’arena come un moderno Circo Massimo, che tifano, gioiscono, piangono e scommettono. Non sono attirati dal dolore, dall’orrore o dal sangue ma dall’amore che nutrono per le loro bestie predilette: le vacche. Non c’è nulla di cruento nelle battaglie delle regine, è la natura che fa il suo corso. Se due vacche gravide si trovano l’una vicino all’altra ( che siano in un verde alpeggio o in un’arena costruita appositamente per loro ) queste ad un certo punto ” battono “, ovvero si scornano accanitamente per stabilire di chi sia la supremazia, a chi tocchi di mangiare l’erba più buona, chi sfamerà meglio il vitellino che dentro di loro sta crescendo. Tutto qui, nessuna crudeltà, rarissimi i casi in cui una vacca esca ferita da un incontro: son pur sempre mamme in dolce attesa.
Krakòw
Sempre una sorpresa. Viaggiare ad est è sempre una piacevole sorpresa. Mi era già capitato qualche anno fa visitando la repubblica Ceca, Brno mi aveva affascinato e stupito per la sua pulizia, per il rigoroso contegno dei suoi abitanti, per le sue architetture… Stesse identiche sensazioni che mi ha saputo trasmettere la polacca Cracovia, città di un Papa recente ( se non sapete chi sia, vi stimo! ), capitale dello stato per più di cinquecento anni, martoriata dalla seconda guerra mondiale prima, dal comunismo poi, ricchissima di capitale storico ed umano. Ho avuto il piacere di parlare con un polacco a cena, Marek, che mi ha spiegato alcune cose come ad esempio che un lavoratore guadagna in media trecento euro circa al mese, che i polacchi non ci pensano proprio ad adottare l’euro prima dei prossimi dieci anni ( e con un’economia in crescita come la loro vorrei vedere ) e che se nel centro storico talvolta si vedono case non ristrutturate, non si deve pensare che non ci sia la volontà di ristrutturarle, è che quelle case sono case contese tra chi le abita da più di sessant’anni ed i nipoti dei vecchi proprietari, sterminati nel vicinissimo campo di Auschwitz. Ecco perché esistono le giornate della memoria e i musei come quello dell’ex fabbrica di Oskar Schindler, perché i danni recati dal folle sterminio nazista, ancora oggi, riescono a fabbricare tristezza tangibile. Tornando a Cracovia che posso dire, centro storico ricchissimo di chiese, di parchi, la collina del Wawel col suo castello male affrescato ed il suo immancabile drago, il ghetto ebraico ormai quasi indistinguibile dal resto, belle piste ciclabili lungo la Vistola, quartieri residenziali affascinanti non battuti dal turismo e costellati di inspiegabili vuoti urbani e Nowa Huta il quartiere/città che Stalin fece costruire in due, dico due anni per i lavoratori della vicina acciaieria: architettura rigorosa, parchi e strade tirati a lucido e molti anziani che se la raccontano sulle panchine. Da vedere senza il timore di farci malaugurati incontri! Piccola postilla sul cibo, non stupitevi del gran numero di ristoranti italiani, la cucina polacca è gustosa e varia ma la sua costante è l’aglio, che viene usato anche per condire le insalate: dopo un paio di giorni sentirete il bisogno di uno spaghetto pomodoro e basilico. Ora come sempre, la parola alle fotografie.





























































































































































































































































































































































































