Questo, che di primo acchito potrebbe sembrare un tradizionale english breakfast, è in realtà un esperimento a cui pensavo da parecchio tempo. Il piatto è un antipasto, una sferificazione inversa di miele d’acacia nostrano aromatizzato alla paprika e al the verde affumicato a freddo in casa con legni di rosmarino, maggiorana e alloro. L’albume è costituito da una robiola fresca condita con pepe nero e noce moscata. Il finto bacon è in realtà un insieme di purea di carota e zucchina che, passate al setaccio e aggiustate di sale sono state stese a strisce vicine, su carta da forno, poi pressate leggermente quindi fritte in padella tra i due lembi di carta e in fine lasciate ad acciugate in forno. Un altro esperimento riuscito.
Mese: marzo 2012
Nobu
Il locale è tutt’altro che casual! Sviluppato su due piani, a quello terreno la sala per fumatori e a quello superiore quella per i non viziosi, si è accolti da un’atmosfera raffinata, il colore predominate è l’arancio, in una sfumatura lieve e ben dosata proviene da dietro le pareti. Il mobilio è minimal, la luce soffusa ma i tavoli ben illuminati: complimenti all’architetto delle luci. I cuochi ( tutti maestri sushi ) vengono informati della presenza di nuovi clienti, dall’addetto che li accompagna al tavolo e questi, in coro, salutano: singolare ma piacevole. Pesce freschissimo ( ho mangiato una delle migliori ricciole dell’ultimo anno ), fritto asciutto e croccante, dessert particolare; mi sono lasciato tentare dalla scatola bento, che poi sarebbe la scatola dove i giapponesi trasportano il cibo a lavoro, un fondente al cioccolato amaro accompagnato da gelato di the verde e frutto della passione. Il posto è particolare, il prezzo non esagerato ma comunque cospicuo. Una volta ogni tanto… Ah, non ci son foto del locale perché pare che il proprietario, un certo Armani, non voglia che si metta in rete il ” suo ” stile! Sono riuscito a rubare una foto delle toilettes, lo so non è gran che ma meglio di nulla!
Girona
Gerunda, nome romano dell’attuale Girona, che già fu Gerona quando, come qui in valle in epoche funeste, si cambiavano i nomi, è una città di quasi 100.000 abitanti. Zoccolo duro delle terre catalane seppe resistere alla morsa francese e castigliana conservando le sue tradizioni: qui si parla catalano! a differenza della più cosmopolita Barcelona. La cattedrale di Santa Maria, la cinta muraria quasi interamente percorribile e in grado di rivelare scorci incredibili sulla città, i suoi parchi tranquilli ed ombreggiati dove trovar ristoro nella canicola estiva, le viette, i bagni turchi, i tantissimi ponti sull’Onyar, il ghetto ebraico, lo splendido romanico della chiesa di San Feliu, son tutti luoghi che dovrebbero essere visitati almeno una volta.
Grazie geometra
Questo mio scritto vuole essere un ricordo sincero, dedicato ad una persona che ha saputo insegnare, a molti giovani, oggi più o meno invecchiati, tanto più di quanto non avessero capito all’epoca. Si è spento pochi giorni fa il geometra Boscariol, pietra miliare dello sport valdostano e vero e proprio mentore per molte generazioni di atleti, atleti di atletica leggera. Questa era infatti la disciplina alla quale il geometra ( così erano soliti chiamarlo tutti i suoi, chi più chi meno, campioni ) aveva votato il suo spirito sportivo, la regina degli sport, come spesso gli piaceva ripetere.
Sono pochi i ricordi vividi che rammento della mia adolescenza ma quelli legati al campo Tesolin, all’odore del tartan e dell’erba appena tagliata, alla tensione positiva prima dello sparo, agli amici e al geometra sono chiari e felici nella mia mente. I pomeriggi primaverili passati ad allungare il fiato, ad irrobustire la muscolatura lunga, a provare pesi e giavellotti, sempre sotto l’attento sguardo, celato al sole dalla coppola a tinte scozzesi, del geometra. Due legni, retti insieme da una cerniera per porte, sbattevano e dalla linea dei cento partivi sparato, senza nessun pensiero al di fuori della striscia bianca che ti aspettava una cinquantina di passi più avanti. E il geometra era li, senza cronometro: com’è andata? Chiedevi, e lui: quindici e otto. Non sbagliava mai.
Aveva un corpo esile, il geometra, che nascondeva una forza nerboruta; te ne accorgevi quando, per spronarti e darti la carica o per rincuorarti stringeva la sua mano ossuta intorno al tuo braccio, in una stretta ferrea, dandoti sempre il consiglio giusto: più basso il sedere, più ampia la falcata, devi violentarlo quell’ostacolo non averne paura…
A fine allenamento lo si salutava tutti prima di lasciare il campo e a volte lo si sorprendeva ad osservare malinconicamente le luci che, sul far della sera illuminavano il campo di calcio li vicino, poi si voltava verso la pista ormai buia e sospirava: ah, il Dio calcio. Non riusciva a capire,credo, perché ad una disciplina così barbara venissero dedicati tanti fondi. Io non riesco a capirlo ancora oggi.
Solo poche righe, queste, che mi sembrava doveroso dedicare ad una persona onesta ed appassionata, come poche ne sono rimaste. Grazie mille geometra, è stato un piacere averla conosciuta.
TAV e NO TAV, alcune considerazioni
Lo devo ammettere, sono anni che cerco di sdipanare il mistero TAV ( quella Torino – Lion s’intense ) e, con grande rammarico e qualche seria incertezza sulla mia intelligenza, ancora non sono riuscito a venirne a capo. Ancora non mi sono fatta un’idea favorevole o contraria, ancora non so da quale lato della barricata, perché di questo trattasi, schierarmi.
Bisogna dire che troppo spesso, nel nostro bel paese, le scelte di parte sono prese seguendo sentieri ideologici, talvolta pericolosi; scelte sovente non giustificate da percorsi di ricerca, spinti da un interesse vero per il fondo del problema: mi vengono in mente gli ormai famosi pirogassificatori, da anni alla ribalta della cronaca nazionale; quanti, contrari o favorevoli, si saranno presi la briga di capire cosa sono e come funzionano?
Una cosa però mi pare di averla intesa, le popolazioni della Val Susa stanno lottando a spada tratta per difendere una tipologia di vita che, se non ai margini, gode sicuramente della beata solitudine intramontana e io, da valdostano, so cosa questo significhi. Il dilemma che si pone è quindi riuscire ad intendere se la TAV sia opera del progresso o solo una tipologia di sviluppo che il progresso possa esprimere. Per citare un esimio pensatore della modernità del novecento italiano, Pier Paolo Pasolini, è evidente che non ci si possa opporre al progresso, cadendo in una sorta di antistoricismo, ma è altresì possibile discutere ed essere contrari con un certo tipo di sviluppo che il progresso pare imporre.
Certo, mi piacerebbe pensare che il ragionamento alla base della protesta sia inquadrabile in un assunto nobile e cioè, che la memoria possa in qualche modo salvaguardarci da un presente incontrollabile; non credo però che tale alto ideale alberghi nelle giovani menti di chi insulta gratuitamente le forze dell’ordine nello svolgimento delle loro funzione, sempre tra incudine e martello.
Un altro fatto che, fuor di dubbio, balza all’occhio è che il progetto della TAV sia partito, ineluttabilmente o no, con il piede sbagliato. Quando si varano progetti faraonici è palese che si vengano a creare delle contrarietà nelle popolazioni delle zone interessate quindi, il consenso per tali opere andrebbe guadagnato in seno alla popolazione, poco a poco, seguendo linee di sensibilizzazione programmatiche, mettendo sul piatto della bilancia tutti i pro ed i contro della faccenda, facendo in modo che il piatto dei pro risulti più pesante. Iter questo che, mi pare d’aver capito, i nostri cugini d’oltralpe siano riusciti a seguire in maniera, se non impeccabile quantomeno fruttuosa. In Italia invece, comme d’abitude, questo non è avvenuto. Detto in soldoni: le alte sfere italiane si sono espresse in maniera favorevole sulla materia e i cittadini degli ormai famosi comuni interessati si son svegliati una mattina con l’invasore armato di ruspe sotto casa. Risulta oltremodo chiaro che, perseguendo un comportamento di questo tipo, le possibilità di conciliazione si annullino.
Ora si è tornati a parlare, se ne era già parlato nel 2009 con una proposta bipartisan, di una possibile zona franca per la Val Susa. È evidente che in questi chiari di luna, con l’Europa che attraversa un periodo di grave sofferenza, nel quale mi pare che la direzione vada più verso lo smantellamento di tali aree, piuttosto che verso la creazione di nuove, parlare di agevolazioni fiscali mirate appare, questo sì, assolutamente antistorico.
I risarcimenti alle popolazioni devono essere commisurati ai disagi che queste sono costrette a subire; probabilmente sarebbero meglio accetti piani di formazione ed assunzione mirati alla crescita lavorativa delle popolazioni della valle; in un’Italia affitta da una disoccupazione giovanile che supera il 30%, la speranza e l’idea del lavoro potrebbero smuovere, o in questo caso bucare, le montagne.
La questione continua comunque a risultarmi ostica ma un augurio, questo sì, mi sento di poterlo fare alle popolazioni della Val Susa: spero che presto, grazie alla diplomazia ed al dialogo, si possa trovare una soluzione in grado di rispettare le libertà di tutti i cittadini italiani.
Uovo accompagnato da risotto al pomodoro fresco e crema di tartufo nero
Questo piatto è dedicato ad un caro amico che di recente mi ha regalato questa perla di saggezza: L’absence est à l’amour ce qu’est au feu le vent, il éteint le petit, il allume le grand ( Bussy-Rabutin ). Non sai quanti ti capiscano! E da questa considerazione mi viene in mente una frase di Cesare Pavese, del suo Mestiere di vivere in cui, parlando di un amore ingiusto, cito a memoria, dice: e nell’angoscia, nulla m’è lasciato, neppur l’orgoglio di sentirmi il solo; l’altra faccia del più popolano e certamente più ottimistico: mal comune, mezzo gaudio! In casi particolarmente gravi rimando invece alla lettura del primissimo paragrafo di Seminario sulla gioventù; tutto si farà più chiaro.






































