Volti di SVEART

Ecco i ritratti di alcuni dei 44 artisti selezionati dalle più importanti accademie d’arte di 21 paesi europei che oggi mostreranno le loro opere all’inaugurazione di SVEART, la biennale d’arte contemporanea dedicata ai giovani artisti europei che apre i battenti oggi alle 17:00 in quel di Saint-Vincent, nella sala polifunzionale del comune.










 

Breve riflessione sulle dimissioni di Vierin

Nel mio vivere talvolta avulso dalla società mi capita di arrivare un po’ in ritardo sulle notizie salienti, per quanto concerne la politica della mia amata regione. Devo ammettere che è stato un po’ un fulmine in una giornata di pioggia, come quella odierna, leggere su un quotidiano on-line delle dimissioni presentate ieri dall’assessore all’istruzione e cultura Laurent Vierin. Partendo dal presupposto che le dimissioni di una carica pubblica dovrebbero seguire ad errori commessi dalla stessa, quelle presentate dall’assessore non mi trovano affatto d’accordo per due semplici motivi: il primo l’ho già esplicitato e si può riassumere nell’assunto per cui, se si è convinti di aver svolto il proprio lavoro correttamente, anche se questo non viene riconosciuto, ci si dovrebbe incollare alla poltrona presieduta con ancora più tenacia, cercando di fare ancora meglio, facendo passare il messaggio che si stia lavorando in favore della comunità tutta, perchè si viene sì eletti da una parte di cittadini ma una volta occupato lo scranno si lavora per tutti. Il secondo motivo, forse ancora più importante, è che una dimissione dettata da divergenze di carattere politico lascia carta bianca a chi si trova in condizione di vantaggio per poter legittimare nuovi incarichi a persone più politicamente affini. L’Italia non è nuova a spaccature partitiche e la nostra regione, seppure autonoma, fa parte di questo paese e soffre delle medesime problematiche. Andarsene perchè si viene attaccati è politically incorrect nei confronti di quei 3.950 elettori che in valle avevano espresso una preferenza chiara. Signor Vierin, come lei stesso scrive nel comunicato stampa di ieri, ” pur non condividendo totalmente diversi passaggi politici fondamentali e amministrativi dell’ultima legislatura e pur avendo espresso, anche nel voto, questa mia contrarietà in molte occasioni, ho sempre cercato di portare avanti le decisioni assunte con senso di responsabilità e profondo rispetto per le istituzioni che rappresento ” viene quindi da chiedersi: perchè questa volta non ha deciso di combattere e portare avanti le sue idee in seno alla forza politica di cui fa parte? Personalmente avrei accettato di buon grado le sue dimissioni se fossero arrivate nell’ora della svolta politica, dettata dalla paura e dalla speculazione elettorale, verso destra dell’UV, quello sì fatto grave, che fece rivoltare nelle loro tombe più d’uno dei nostri nonni. Fortunatamente non viviamo, come qualcuno sostiene, sotto dittatura ed essere ” contro ” è ancora lecito e politicamente corretto, forse dovremmo ricordarcelo un po’ più spesso.

Involtino del risveglio

Dopo una notte di lavoro, solitamente, il mio risveglio è inappetente: oggi no. Ma la mia fame verteva all’oriente, poi, nel tepore delle lenzuola un’immagine si è impossessata della mia mente, il cavolo dell’orto sul balcone a prendere la gelata. 1+1 e scatta l’idea: involtino primavera. Detto fatto. Una rapida pasta fillo, verza, carote, peperone, scalogno, porri, formaggio e salsa di soia. Il risultato lo vedete da voi.

Cervere, patria del porro.

Ortaggio stupendo in terre stupende. Coltivato sin dall’antico Egitto, Nerone ne era ghiotto perché gli schiariva la voce. Io ne sono ghiotto perché, in cucina, possiede mille e un utilizzi e non temo il meteorismo. Cervere, paese della magnifica provincia granda, quella di Cuneo per chi fosse digiuno di geografia piemontese, dedica a quest’ortaggio, appartenente alla famiglia degli Allium, una fiera lunga e sentita in cui il re dell’agricoltura locale ha avuto la possibilità di incontrare diverse culture ed ingredienti, dalle eccellenze dell’Emilia Romagna al pesce della Liguria. Io ho partecipato, grazie all’invito graditissimo di amici saluzzesi di cui è bene fidarsi sempre, alla serata dedicata all’incontro tra il porro e le eccellenze dei prodotti tipici cuneesi: dalla bagna caoda di Faole al bue grasso di Carrù. Il resto lo potete leggere nel cappello fotografico. Qualora un moto d’invidia dovesse pervadervi, non ve ne crucciate è cosa normale.

Delegittimare la democrazia non paga

20121119-072150.jpg

Il risultato non è scontato. Ovviamente bisognerà aspettare lo spoglio delle schede elettorali ma il comitato del Sì, che ha lottato sotto il nome di Valle Virtuosa, ha sicuramente preso il raggiungimento del quorum come una vittoria, a ragione direi. La strategia del Consiglio Regionale, la cui campagna è stata svolta con indescrivibile inettitudine, non ha pagato e per gente che fa politica da trenta o più anni avrebbe dovuto essere immaginabile. Non credo però che si possa ascrivere il raggiungimento del quorum ad un riavvicinamento della popolazione alla politica. Molti elettori si saranno sicuramente recati alle urne per senso civico, altri saranno stati spinti dal dubbio ( e se quelli del Sì avessero ragione, anche solo per la metà delle cose che dicono? ) tantissimi, ne sono certo, avranno votato semplicemente perché qualcuno ha detto loro di non farlo. In tempi grami come questi, quando la politica ti piove dall’alto e taglia gli stipendi, la sanità, l’istruzione e molto altro, sentirsi dire che non è il caso di esprimere la tua opinione fa indispettire gli animi del popolo, il quale ha dimostrato definitivamente di non essere in toto una massa ignorante e menefreghista ma di voler contare di più. Certo è che si deve pure pensare a quel quasi 52% che ha deciso di non esprimersi, per menefreghismo, per indisposizione, e per sentimento politico. La maggioranza comunque non si esprime. E a farle cambiare idea non sono bastati gli incontri capillari tenuti da Valle Virtuosa su tutto il territorio regionale, la propaganda, talvolta discutibile, su social network e bacheche elettorali e non sono nemmeno state sufficienti le categoriche, indisponenti e sicuramente poco chiarificatrici dichiarazioni di Rollandin: il pirogassificatore è l’unica strada, arrivederci.
Ora, aspettando lo spoglio, bisognerà iniziare un’attenta riflessione su come si dovrà orientare lo smaltimento dei rifiuti nella nostra regione. A pochi anni dalla chiusura prevista della discarica di Brissogne, sarà necessario studiare un piano serio e puntuale per la gestione dell’immondizia. Puntare sulla differenziata è sacrosanto ma dire che semplicemente iniziando a riciclare l’umido la partita sia quasi chiusa è una fesseria bella e buona. E’ vero che l’umido rappresenta tra il 25 e il 30 % dei rifiuti prodotti ma è altresì vero che non tutto l’umido è riciclabile nelle compostiere infatti il famigerato compost può essere prodotto esclusivamente da scarti di origine vegetale quali residui di potatura, erba sfalciata, foglie ecc. non sono annoverati gran parte dei generi alimentari che producono scarto nelle nostre cucine. C’è da sperare che lo scenario che si aprirà nel dopo referendum non si risolva nell’inquietante slogan: una piccola discarica per il tuo piccolo comune. Inoltre spero vivamente che, qualunque esso sia, il nuovo piano di smaltimento non includa la cessione di rifiuti valdostani a complessi di incenerimento situati in altre città d’Italia perché, se così fosse, l’idea di class action su cui è stata impostata la campagna del comitato del Sì andrebbe letteralmente a farsi friggere trasformandosi nel molto più italico “ basta che non sia a casa mia “.

Passuello all’atelier Aleph

In via Martinet al numero 10, dove un tempo era lo studio del compianto Giulio Schiavon, è aperto, dallo scorso aprile, l’altelier Aleph. Nome impegnativo, non fosse per altro che l’aleph è la prima lettera dell’alfabeto fenicio dal quale, fra gli altri, deriva pure la nostra amatissima A, ma più probabilmente di ispirazione borghesiana, L’Aleph: titolo di quella strabiliante serie di racconti, così cari allo scrittore di Buenos Aires, nell’ordito dei quali si fondono e confondono l’ordine ed il caos dell’umana esistenza. Un bellissimo spazio, raccolto ed intimo, aperto agli artisti di ogni genere e razza che si vogliano cimentare in una vetrina poco impegnativa. Fino al 24 di novembre ci trovate Patrick Passuello, al quale avevo da poco dedicato un altro post in relazione alla sua mostra estiva, che espone una decina di disegni a tecnica mista interessanti e facilmente acquistabili. L’ordine ed il caos borghesiani di cui sopra, saranno, per il visitatore, facilmente riscontrabili anche nell’opera recente dell’artista sempre e ancora in bilico tra cielo e terra, sempre ancora in attesa d’una sublimazione che non arriva.
Apertura: dalle 16:00 alle 19:00

Trattoria del peso: Piemonte in leggerezza

Non sono un critico culinario e nemmeno mi interessa esserlo, sono un uomo affascinato dalla buona cucina nelle più svariate forme che essa può assumere. Non mi sentirete parlare male di nessun ristorante ( dove mangio male non torno, punto e basta ) ma quando mettete le gambe sotto una bella tovaglia di stoffa e dopo tre antipasti sfiziosi vi portano una panissa che ti fa capire inequivocabilmente il detto che recita: il riso nasce dall’acqua ma muore nel vino e al seguito il famigerato, ricercatissimo e quasi mai soddisfacente fritto misto piemontese, non posso esimermi dal rendervi partecipi della mia esperienza. Una panatura dorata, croccante e sostanziosa che circonda cervella, midollo, pollo, bistecche, polpette… e poi la salsiccia e le mie dilette rane selvatiche e a seguire ancora il fritto dolce con la mela, la pera, il fico, la susina, il bacio di dama e in fine, solo alla fine, come il salmo che si chiude in gloria, il cioccolatino: esplosione croccante e liquida di bene assoluto in grado di mutare e migliorare la percezione del mondo. Bravi, chapeau!

Ristorante il Peso p.zza Matteotti, 10 Cigliano (VC) 0161-424294

P.S. Sapori da sogno, fotografie fiabesche.

Cheviche di rana pescatrice

Praticamente un carpione, più leggero e delicato. Si sostituisce la tradizionale miscela di vino e aceto con succo di arance amare e limone. Friggere la rana pescatrice appena infarinata e lasciarla raffreddare su un foglio di carta assorbente ( anche se il pesce andrebbe lasciato crudo, io preferisco sempre dargli una scottata; ricordate che le marinature non sono una vera e propria cottura, non eliminano cioè i parassiti che possono annidarsi nei prodotti ittici ). Salarla e adagiarla in un recipiente con cipolla novella e peperone verde finemente tritati. Aggiungete peperoncino, cumino e coriandolo fresco tritato grossolanamente. Versare il composto di succhi di modo che questo ricopra completamente sia il pesce che le verdure e lasciare marinare per almeno quattro ore in frigo. Non servitelo troppo freddo, abbiate cura di ritirarlo dal frigo un’oretta prima di consumare il pasto. Piatto ottimo per ospiti speciali!