Annecy

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Qualche scatto dalla prima gitarella fuori porta, giusto dietro l’angolo! Annecy, città medievale dal grande castello, con un lago dalle acque cristalline tanto da sembrare caraibiche, ristoranti savoiardi con delizie da leccarsi le dita e tanta tanta gente, pure a feste finite, pure in settimana!

Zarzuela

La zarzuela
La zarzuela

La zarzuela è un tipico piatto delle festività catalane, un secondo di pesce dall’elaborata preparazione che sa regalare soddisfazioni culinarie inimmaginabili. Procuratevi:

8 scampi belli grandi – 8 gamberoni se possibile rossi – 1 coda di rospo da circa 1 Kg – 5/6 totani – 500 gr di pesce da brodo ( saraghi, triglie, pagelli, scorfani…quel che trovate ) – 1 cipolla rossa – 1 porro – 2 peperoni uno verde e uno rosso – 500 gr di pomodori – vino bianco – cognac – prezzemolo liscio fresco – picada ( pane mandorle noci e pinoli )

Pulite il pesce e mettete su il brodo ( pesciolini, carota, sedano, cipolla, le teste di sei degli otto scampi e di sei degli otto gamberoni ), il brodo di pesce non deve cuocere esageratamente, 30/40 min. saranno sufficienti, terminata la cottura il brodo va filtrato. Passate a pulire tutta la verdura, preparate un battuto con i peperoni, il porro la cipolla; togliete i semi ai pomodori e riduceteli in polpa.

Prendete una padella della giuste dimensioni, versate sul fondo olio e.v.o., tagliate i totani a pezzettoni e fateli rosolare finchè non saranno dorati e invitanti quindi toglieteli dalla pentola e riponeteli da parte. Tagliate a fette di ca. due centimetri di spessore la coda di rospo, infarinatela e fatela rosolare un paio di minuti per lato e togliete anch’essa dalla pentola. Fate quindi rosolare gli scampi e i gamberi tre o quattro minuti sempre nello stesso fondo di cottura ed toglieteli dal tegame.

Prendete la verdura e tutta insieme versatela nella pentola. Sfumate col cognac, aggiungete i bicchiere di vino bianco ( buono mi raccomando, se non va bene per la vostra bocca, non va neppure bene per la pentola! ), qualche foglia di alloro, due mestoli di brodo di pesce, coprite e lasciate andare per una ventina di minuti.

Nel frattempo preparate la picada: unite in un mortaio il pane fritto in precedenza ( un paio di fette di pancarrè van bene ), con le mandorle ca. venti, cinque noci, un pugno di pinoli e il prezzemolo quindi pestate il tutto e create una crema aggiungendo del brodo di pesce.

Finita la cottura trasferite la verdura in un chinois ed estraetene una salsa densa e corposa, pestandola fino a che nel colino non rimangano che i residui duri della verdura.

Ora rimettete tutti gli ingredienti fin qui preparati nella pentola iniziando dalla coda di rospo, per passare ai totani, ai gamberoni e agli scampi. Unite il sugo di verdura ottenuto, un paio di mestoli di brodo e la picada. Accendete il fornello, dieci minuti a fuoco dolce e la magia è fatta!

Buon appetito!

P.S. Se dovesse avanzare della zarzuela potete pulire il pesce rimasto, farlo a pezzetti e condirci due spaghetti!

Cecily Brown @ GAM

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Certo una cosa è sicura le fotografie non rendono assolutamente giustizia alla meraviglia della forma e del colore di Cecily Brown. Giovane artista di origine inglese è riuscita a pescare nel passato dell’arte contemporanea travalicando, come nessuno prima, l’espressionismo astratto americano degli anni 50 riuscendo a fondere la forza e la perfezione espressiva di de Kooning con l’ostinata desolazione di Bacon. Sono rimasto stupefatto dalla parsimoniosa quantità di colore destinato alla tela bianca, immaginavo di trovare te le assai più materiche. Invece è un velo di colore appena quello che pare danzare nei limiti della tela e che sembra fuoriuscire da essa per venire incontro all’occhio dello spettatore. Una mostra che merita di essere vista fino al 1 febbraio 2015 alla GAM di Torino.

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No respect by Calvin Klein

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Il rispetto è un’attitudine morale che, di questi tempi, non va molto di moda, lo si sa e lo si vede un po’ ovunque. Qualche settimana fa due adolescenti, probabilmente con troppi soldi in tasca e poche idee per spenderli, hanno ” firmato ” gran parte dei muri e delle colonne di Aosta. Una bravata, è stata definita da molti, sicuramente una mancanza di rispetto e una gran voglia di protagonismo: il brivido nel riconoscersi ovunque, nel sentire la popolazione, i tuoi vicini, i tuoi compagni che parlano di te.
Un interessante discorso tenuto dal prof. David McCollough ai diplomandi di un liceo di Boston, inizia con una frase che attraversa la mente come una saetta, facendo trasalire anche gli animi più annoiati che affollano le cerimonie di rito: voi non siete speciali. Ora, che non fossimo speciali i più e i meno intelligenti tra noi se ne erano già accorti ma ciò che rende speciale la vita umana è il fatto intrinseco che sia fine a se stessa; mi spiego meglio: il mondo degli uomini, sebbene si trovi a convivere col pianeta terra e con tutta la fauna e la flora che lo popolano, è distaccato da questi ed il distacco deriva da un solo, grande fattore che va sotto il nome di storia. La storia del pianeta esiste perché l’uomo l’ha scritta, la storia dell’uomo persiste poiché l’uomo desidera continuare a forgiarla. Solo forgiando la storia, lasciando traccia del proprio passaggio l’essere umano si sente realizzato e mi fermo qui, per non inoltrarmi in vacui discorsi sul senso della vita!
Passo al punto cruciale ben delineato dall’immagine in testa a questo scritto e cioè: il mestiere dell’uomo rispetto all’idolo. Gli idoli esistono perché creati dall’uomo e dalla sua storia ed esistono per due scopi: esser d’esempio ed essere migliorati. Scrivere ” uccidi i tuoi idoli ” sotto la faccia del comandante Ernesto Cheguevara, incollata al corpo di un divoratore di proteine liquide, è una stupidaggine d’effetto che passa un messaggio sbagliato. La storia e quindi gli uomini prendono esempio dagli idoli, cercando di superali, uccidendo i propri padri. Tra l’altro mi domando quanti riconoscano ancora la faccia del ” Che ” ma soprattutto per quanti il comandante possa ancora essere un idolo sebbene, per quanto concerne la sua condotta ideale, dovrebbe esserlo per tutti!
E torniamo al rispetto, perché photoscioppare la faccia di un morto, chiunque egli sia, al corpo di un palestrato, per pubblicizzare delle mutande griffate è, di per sé, una grave mancanza di rispetto ma la faccenda peggiore è instillare nelle mente delle persone il fatto che tutto ciò sia normale; perché se si può ridere di tutto non si può denigrare e usare tutto come se fosse di nostra proprietà. Non è firmando muri o creando collage di dubbio gusto che si afferma la nostra esistenza.

In risposta…

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Aosta è la mia cittá, io sono rimasto qui, a differenza di troppi miei amici e compagni d’infanzia che ora arricchiscono, con la loro simpatia ed intelligenza, altre cittá, spesso altri paesi.
Aosta è la mia cittá triste, la mia cittá vecchia e logora. Aosta, mia povera, è logorata, sfinita da chi non ci vorrebbe vivere, da chi sogna altri lidi pensando, ingenuamente, che nell’altrove si nasconda una sorta di vita più vita.
Io sabato 13 settembre c’ero in via Losanna, ci ho passata la serata con la mia fidanzata e degli amici e ho trascorsa una splendida serata, tra chiacchiere, musica e risate.
Io c’ero in via Losanna sabato 13, c’ero ed ero in strada a godermi l’aria frizzante e l’umanitá nel suo vivace andare verso non si sa dove.
Io non voglio arrendermi e non voglio credere che il mondo sia dei detrattori, dei noiosi e degli annoiati, degl’incontentabili o dei malcontenti, dei viziati e vezzosi, dei morti di sonno e dei pretenziosi.
Recentemente sono stato a Trieste, la cittá che cent’anni fa si fregiava d’una ” scontrosa grazia ” sabiana oggi è città viva e vivace, città in cui ogni sabato sera, ogni locale fa ballare la gente fino all’una di notte e oltre, ed a cimentarsi nel ballo sono generazioni umane varie ed ampie. Puoi vedere il pensionato danzare con la studentessa e divertirsi, con gli occhi animati da una nuova scintilla, un’idea inarrestabile: che la vita non finisce nella vecchiaia perchè tu sei qui e la vita esiste e tu sei tu e te la puoi godere, parafrasando Whitman.
Io parlo ai lamentosi, agli estenuati, ai fuggiaschi ed agli estranei alla vita: non perdetevi in chiacchiere, non lasciatevi condizionare dalla voglia di ponderose prolusioni ma uscite e dimostrate a voi stessi che si può camminare senza l’ombrello una volta ogni tanto per capire che la pioggia bagna ma è piacevole e che il sole torna sempre ad asciugare ed è piacevole altrettanto!
Io mi chiamo Francesco Corniolo e questo è ciò che penso!

Tor(no) o non Tor(no)?

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Tra poche ore si concluderá la quinta edizione del Tor des Géants, l’endurance trail più duro del mondo e come è normale, quando una cosa è la ” più ” del mondo fomenta invidie, intrighi e sviluppa malizie anche negli esseri umani più sportivi. L’anno scorso il Tor era stato funestato dalla morte dell’atleta cinese Yang Yuan, di anni 43, scivolato sul sentiero reso viscido dalla pioggia caduta abbondante, aveva battuto violentemente la testa e aveva lasciato la vita al col della Crosatie. La morte dell’atleta cinese aveva sollevato accuse e indignazione in una parte dell’opinione pubblica, scioccata dalla decisione degli organizzatori di non sospendere la competizione. Ora, risulta chiaro che un trail in alta quota non è una partita di calcio e sospenderlo per la morte di un partecipante sarebbe come porre il veto sulle ascensioni al Monte Bianco perchè qualche alpinista, scalandolo, ci muore. Chi frequenta la montagna sa di farlo a proprio rischio, accettando le eventualità che si possono verificare.
Quest’anno, per fortuna, nessun incidente di tale gravitá è incorso durante la gara e di questo credo tutti possano essere contenti. Un altro fatto però ha creato turbolenze nel tranquillo svolgimento del trail e mi riferisco all’ eliminazione della pluricampionessa Francesca Canepa, additata dal j’accuse di uno zelante corridore trincerato dietro la sicurezza di un nome comune tanto quanto e forse più del più classico John Smith, Paolo Rossi! Il testimone dell’accusa sosterrebbe d’aver visto distintamente la Canepa montare in macchina e farsi portare per un pezzo di strada, da Cogne a Lillaz, comodamente seduta. Ora, tralasciando la mia personale opinione saldamente legata al masochismo-autolesionista che vive negli animi di tutti i trailer, non riesco a trovare una motivazione logica ad un passaggio in auto arrivato nelle primissime battute della competizione. L’organizzazione ovviamente non ha proceduto alla squalifica sulla base delle dichiarazioni del sig. Rossi ma sostenendo un mancato passaggio ad un rilevamento cronometrico. Fatto sta ed è che la Canepa quest’anno non ha vinto e, forse, non vincerá più per il semplice motivo che non parteciperà più. Alla domanda postale dal blog The pill: parteciperai ancora al Tor? La risposta è infatti stata: ” Mai più! Questa gara sa dare emozioni uniche, ma a me ha tolto troppo. Tre anni di accuse sono troppi. Una squalifica del genere è insostenibile. Ci saranno altre gare. Volerò altrove. ”
Largo ai giovani! Spazio a nomi nuovi! Mi sembrano questi gli slogan di una competizione viziata dal suo stesso essere attraente: se vincono sempre gli stessi, tanto vale… Vi siete mai chiesti perchè il più forte trailer del mondo, Kilian Jornet, non abbia ancora partecipato al Tor? Beh, certo non sarebbe facile abbassare il tempo di un atleta che ha percorso gli 830 km e i 40000 metri di dislivello complessivo che separano l’oceano Atlantico dal mar Mediterraneo, percorrendo tutti i Pirenei in poco più di otto giorni!
W le alpi Graie e W quelle persone che hanno ancora e sempre voglia di sfidare se stesse!

All’ombra de’ cipressi…

Il monumentale di Torino
Il monumentale di Torino

Forse è meno dura la morte? Si chiede il buon Foscolo nella sua invettiva contro lo spostamento dei sepolcri fuori delle città. La risposta di Ugo è negativa ma io non sono d’accordo, penso che la morte sia meno dura se trascorsa in un bel posto, assolato ed ombreggiato al tempo, colmo di calma e serena tranquillità, dove la vita è più sparuta della non vita, dove il silenzio è la vera parola. E siccome noi moderni non siamo come la ” beata prole ” leopardiana a cui ” inopinato il giorno dell’atra morte incombe “, ben consapevoli infatti che l’attraversare la valle della vita conduca ad un’unica meta, meglio edificare bellezza per glorificare coloro che molti più dei vivi sono! Ricordate, dicono i nostri morti: nous étions ce que vous êtes: vous serez ce que nous sommes!!!