La mamma è sempre la mamma. E in occasione del compleanno della mia, come regalo, mi sono rimesso ai fornelli! Cena leggera. Antipasto: capasanta gratinata con insalatina tiepida di topinambur crudo in bagna caoda. Primo: Passatelli in brodo di pesce con crostini di gamberi. Secondo: rana pescatrice in panatura tricolore al forno. E ancora auguri!
Autore: lamericano82
Casa Scaparone
Ho già parlato, in un post di qualche mese fa, di cosa sia per me L’isola. Nella terra grassa e gravida del Tanaro, ad un tiro di schioppo da Alba, in una frazione minuta di quello sterminato paradiso che va sotto il nome di Langa c’è un agriturismo: casa Scaparone. Un luogo fatto di cascinali d’un tempo, edere, legno, cocci, profumi, vigne, arredi estemporanei, buon cibo e buon vino. Ciò che metterete in bocca in quest’isola aggraziata è praticamente tutto autoprodotto, dalle farine al Nebbiolo. Come sempre poche parole e molte immagini.
Agriturismo Casa Scaparone: Località Scaparone, Alba CN
0173 33946
Krakòw
Sempre una sorpresa. Viaggiare ad est è sempre una piacevole sorpresa. Mi era già capitato qualche anno fa visitando la repubblica Ceca, Brno mi aveva affascinato e stupito per la sua pulizia, per il rigoroso contegno dei suoi abitanti, per le sue architetture… Stesse identiche sensazioni che mi ha saputo trasmettere la polacca Cracovia, città di un Papa recente ( se non sapete chi sia, vi stimo! ), capitale dello stato per più di cinquecento anni, martoriata dalla seconda guerra mondiale prima, dal comunismo poi, ricchissima di capitale storico ed umano. Ho avuto il piacere di parlare con un polacco a cena, Marek, che mi ha spiegato alcune cose come ad esempio che un lavoratore guadagna in media trecento euro circa al mese, che i polacchi non ci pensano proprio ad adottare l’euro prima dei prossimi dieci anni ( e con un’economia in crescita come la loro vorrei vedere ) e che se nel centro storico talvolta si vedono case non ristrutturate, non si deve pensare che non ci sia la volontà di ristrutturarle, è che quelle case sono case contese tra chi le abita da più di sessant’anni ed i nipoti dei vecchi proprietari, sterminati nel vicinissimo campo di Auschwitz. Ecco perché esistono le giornate della memoria e i musei come quello dell’ex fabbrica di Oskar Schindler, perché i danni recati dal folle sterminio nazista, ancora oggi, riescono a fabbricare tristezza tangibile. Tornando a Cracovia che posso dire, centro storico ricchissimo di chiese, di parchi, la collina del Wawel col suo castello male affrescato ed il suo immancabile drago, il ghetto ebraico ormai quasi indistinguibile dal resto, belle piste ciclabili lungo la Vistola, quartieri residenziali affascinanti non battuti dal turismo e costellati di inspiegabili vuoti urbani e Nowa Huta il quartiere/città che Stalin fece costruire in due, dico due anni per i lavoratori della vicina acciaieria: architettura rigorosa, parchi e strade tirati a lucido e molti anziani che se la raccontano sulle panchine. Da vedere senza il timore di farci malaugurati incontri! Piccola postilla sul cibo, non stupitevi del gran numero di ristoranti italiani, la cucina polacca è gustosa e varia ma la sua costante è l’aglio, che viene usato anche per condire le insalate: dopo un paio di giorni sentirete il bisogno di uno spaghetto pomodoro e basilico. Ora come sempre, la parola alle fotografie.
Patrick Passuello – Angelomakìa
Angeli, combattenti che precipitano per poi risalire, che si muovono nell’ambivalenza così umana del cadere e del rialzarsi. Vibra forte la dicotomia eterno-effimero nelle opere di Patrick. L’eterno dell’idea angelica, del gesto artistico misurato e l’effimero dell’encausto, della cera stesa a strati, sciolta e risolidificata dal tempo, suscettibile alle fonti di calore, facilmente annientabile. I quadri di Passuello si formano a strati appunto, come la terra e come l’uomo, ogni superficie più vecchia fa da base a quella più nuova, mantenendo un’importanza egualitaria, lavorando per il raggiungimento di un tutto armonico e significante. Angeli che combattono, angeli che vincono e angeli che perdono. Il più famoso, il più bello e perfetto ( Lucifero, il portatore di luce ) caduto per sempre e strappato al cielo per vanità, per mancata riconoscenza, ci deve far pensare che, anche in una condizione perfetta come la supposta condizione angelica esistono lati negativi, esistono scontri uguali o peggiori dello scontro del nostro mondo. C’è comunque una tranquillità sottile che traspare dalle opere concitate dell’artista, il reticolato onnipresente, la struttura rigida e perfetta che sta dietro alle cose, che talvolta, per troppo rumore, per troppo movimento si perde di vista. Lo scontro esiste, lo si può toccare, se ne può essere sopraffatti ma vive e si muove anch’esso, come tutto il resto, su una base solida e precisa, avulsa da imperfezioni di sorta. La battaglia, sia essa d’animo o di braccia, è sempre preceduta dalla pace e seguita dalla quiete.
Tino Aime
Si è inaugurata, alla presenza delle autorità regionali e di un folto pubblico, la mostra antologica dedicata al pittore, scultore, incisore, Tino Aime. L’artista, nato a Cuneo e adottato dalla Valle di Susa, è maestro sapiente dei toni dell’ocra, del bianco e del nero, chirurgo precisissimo con il bulino, probabilmente uno dei più grandi incisori figurativi viventi oggi in Italia. Bellissime le sue finestre, antiche, curate e affacciate sempre su paesi di campagna assonnati, innevati, candidamente distesi. Paesaggi spesso rotti dalla forza accecante del rosso gratacul, che nei paesaggi invernali delle mie montagne mi riporta alla mente le escursioni con mio nonno. La finestra è un’allegoria, un tema, spesso utilizzato nell’arte, mi viene in mente così di primo acchito Madame Bovary, alla quale Flaubert fa prendere le decisioni più importanti proprio alla finestra di casa. La finestra per la povera Bovary è un luogo di inquietudine, la finestra di Aime è un luogo quasi onirico. Paesaggio irraggiungibile che pure c’è e si vede.
Passeggiata
La montagna è un universo a sé, come tanti ce ne sono su questo piccolo pianeta che chiamiamo casa. La montagna è sorprendente. Ti coglie impreparato, dietro ad un tornante qualsiasi, con una nuova, incantevole becca che, come una mina vagante, ti esplode negli occhi e ti da un sentimento ristoratore, una novità che porta pace e felicità. Perché non è che ogni mina vagante sia un pericolo. I colossi di pietra e ghiaccio hanno visto e vedranno genti a fiumi perché, sebbene sperdute nell’altezza delle valli, sono fisse, radicate nelle ere. I ghiacciai ed i nevai sono il loro trucco, i ruscelli il loro canto. La montagna sa essere patria di chiunque la raggiunga, di chiunque sappia ammirarla.
Il filmato e le foto sono stati carpiti con Nikon D800 e Nikkor 14-24 f2.8
Signore e Signori…
Dopo cinque, dico cinque, mesi di attesa finalmente è arrivata… Un mostro di design, capacità, performance, qualità etc. etc. Nikon D800 FX, l’ultima nata in casa Nikon in formato pieno, la macchina fotografica che cambia le regole dello scatto digitale. Finalmente Canon avrà una rivale vera e propria… Seguiranno presto scatti di prova. Per il momento mi godo l’immensa felicità!
Coda di rospo, capasanta e pomodori
L’estate vuole cibo leggero, ma non per questo meno gustoso o soddisfacente di quello invernale. Una coda di rospo infarinata e fritta in olio di arachide a 210°, di modo che non assorba l’unto e lasciata riposare per qualche minuto su un sacchetto del pane, capesante grigliate nature con il loro corallo anch’esso passato in padella e servito come gustosa decorazione. Sale maldon alle erbe, fatto in casa e pomodorini freschissimi. Les jeux sont faits…
La neve non spegne il colore, neppure d’estate.
Riapre i battenti domani, venerdì 6 luglio, presso l’ufficio informazioni turistiche del comune di Torgnon, la mia esposizione di fotografie dipinte ad olio. L’inaugurazione si terrà intorno alle ore 19:00. Siete tutti invitati. Il locale dell’esposizione si trova nella piazza centrale del paese, piazza Frutaz, sotto i portici al numero 10.
Spaghetto alle vongole
Perseverando nella ricerca di un poco di mare anche qui, tra queste splendide montagne, ieri mi son dedicato ad un must della cucina vacanziera, in versione rossa: lo spaghetto alla vongola. Pomodorini freschi, vongole veraci, prezzemolo appena raccolto, scalogno, salsa di soia a sfumare, un paio di gocce di worcestershire sauce ed il gioco è fatto.

































































































































































































































