Dopo una notte di lavoro, solitamente, il mio risveglio è inappetente: oggi no. Ma la mia fame verteva all’oriente, poi, nel tepore delle lenzuola un’immagine si è impossessata della mia mente, il cavolo dell’orto sul balcone a prendere la gelata. 1+1 e scatta l’idea: involtino primavera. Detto fatto. Una rapida pasta fillo, verza, carote, peperone, scalogno, porri, formaggio e salsa di soia. Il risultato lo vedete da voi.
Autore: lamericano82
Cervere, patria del porro.
Ortaggio stupendo in terre stupende. Coltivato sin dall’antico Egitto, Nerone ne era ghiotto perché gli schiariva la voce. Io ne sono ghiotto perché, in cucina, possiede mille e un utilizzi e non temo il meteorismo. Cervere, paese della magnifica provincia granda, quella di Cuneo per chi fosse digiuno di geografia piemontese, dedica a quest’ortaggio, appartenente alla famiglia degli Allium, una fiera lunga e sentita in cui il re dell’agricoltura locale ha avuto la possibilità di incontrare diverse culture ed ingredienti, dalle eccellenze dell’Emilia Romagna al pesce della Liguria. Io ho partecipato, grazie all’invito graditissimo di amici saluzzesi di cui è bene fidarsi sempre, alla serata dedicata all’incontro tra il porro e le eccellenze dei prodotti tipici cuneesi: dalla bagna caoda di Faole al bue grasso di Carrù. Il resto lo potete leggere nel cappello fotografico. Qualora un moto d’invidia dovesse pervadervi, non ve ne crucciate è cosa normale.
Delegittimare la democrazia non paga
Il risultato non è scontato. Ovviamente bisognerà aspettare lo spoglio delle schede elettorali ma il comitato del Sì, che ha lottato sotto il nome di Valle Virtuosa, ha sicuramente preso il raggiungimento del quorum come una vittoria, a ragione direi. La strategia del Consiglio Regionale, la cui campagna è stata svolta con indescrivibile inettitudine, non ha pagato e per gente che fa politica da trenta o più anni avrebbe dovuto essere immaginabile. Non credo però che si possa ascrivere il raggiungimento del quorum ad un riavvicinamento della popolazione alla politica. Molti elettori si saranno sicuramente recati alle urne per senso civico, altri saranno stati spinti dal dubbio ( e se quelli del Sì avessero ragione, anche solo per la metà delle cose che dicono? ) tantissimi, ne sono certo, avranno votato semplicemente perché qualcuno ha detto loro di non farlo. In tempi grami come questi, quando la politica ti piove dall’alto e taglia gli stipendi, la sanità, l’istruzione e molto altro, sentirsi dire che non è il caso di esprimere la tua opinione fa indispettire gli animi del popolo, il quale ha dimostrato definitivamente di non essere in toto una massa ignorante e menefreghista ma di voler contare di più. Certo è che si deve pure pensare a quel quasi 52% che ha deciso di non esprimersi, per menefreghismo, per indisposizione, e per sentimento politico. La maggioranza comunque non si esprime. E a farle cambiare idea non sono bastati gli incontri capillari tenuti da Valle Virtuosa su tutto il territorio regionale, la propaganda, talvolta discutibile, su social network e bacheche elettorali e non sono nemmeno state sufficienti le categoriche, indisponenti e sicuramente poco chiarificatrici dichiarazioni di Rollandin: il pirogassificatore è l’unica strada, arrivederci.
Ora, aspettando lo spoglio, bisognerà iniziare un’attenta riflessione su come si dovrà orientare lo smaltimento dei rifiuti nella nostra regione. A pochi anni dalla chiusura prevista della discarica di Brissogne, sarà necessario studiare un piano serio e puntuale per la gestione dell’immondizia. Puntare sulla differenziata è sacrosanto ma dire che semplicemente iniziando a riciclare l’umido la partita sia quasi chiusa è una fesseria bella e buona. E’ vero che l’umido rappresenta tra il 25 e il 30 % dei rifiuti prodotti ma è altresì vero che non tutto l’umido è riciclabile nelle compostiere infatti il famigerato compost può essere prodotto esclusivamente da scarti di origine vegetale quali residui di potatura, erba sfalciata, foglie ecc. non sono annoverati gran parte dei generi alimentari che producono scarto nelle nostre cucine. C’è da sperare che lo scenario che si aprirà nel dopo referendum non si risolva nell’inquietante slogan: una piccola discarica per il tuo piccolo comune. Inoltre spero vivamente che, qualunque esso sia, il nuovo piano di smaltimento non includa la cessione di rifiuti valdostani a complessi di incenerimento situati in altre città d’Italia perché, se così fosse, l’idea di class action su cui è stata impostata la campagna del comitato del Sì andrebbe letteralmente a farsi friggere trasformandosi nel molto più italico “ basta che non sia a casa mia “.
Passuello all’atelier Aleph
In via Martinet al numero 10, dove un tempo era lo studio del compianto Giulio Schiavon, è aperto, dallo scorso aprile, l’altelier Aleph. Nome impegnativo, non fosse per altro che l’aleph è la prima lettera dell’alfabeto fenicio dal quale, fra gli altri, deriva pure la nostra amatissima A, ma più probabilmente di ispirazione borghesiana, L’Aleph: titolo di quella strabiliante serie di racconti, così cari allo scrittore di Buenos Aires, nell’ordito dei quali si fondono e confondono l’ordine ed il caos dell’umana esistenza. Un bellissimo spazio, raccolto ed intimo, aperto agli artisti di ogni genere e razza che si vogliano cimentare in una vetrina poco impegnativa. Fino al 24 di novembre ci trovate Patrick Passuello, al quale avevo da poco dedicato un altro post in relazione alla sua mostra estiva, che espone una decina di disegni a tecnica mista interessanti e facilmente acquistabili. L’ordine ed il caos borghesiani di cui sopra, saranno, per il visitatore, facilmente riscontrabili anche nell’opera recente dell’artista sempre e ancora in bilico tra cielo e terra, sempre ancora in attesa d’una sublimazione che non arriva.
Apertura: dalle 16:00 alle 19:00
Trattoria del peso: Piemonte in leggerezza
Non sono un critico culinario e nemmeno mi interessa esserlo, sono un uomo affascinato dalla buona cucina nelle più svariate forme che essa può assumere. Non mi sentirete parlare male di nessun ristorante ( dove mangio male non torno, punto e basta ) ma quando mettete le gambe sotto una bella tovaglia di stoffa e dopo tre antipasti sfiziosi vi portano una panissa che ti fa capire inequivocabilmente il detto che recita: il riso nasce dall’acqua ma muore nel vino e al seguito il famigerato, ricercatissimo e quasi mai soddisfacente fritto misto piemontese, non posso esimermi dal rendervi partecipi della mia esperienza. Una panatura dorata, croccante e sostanziosa che circonda cervella, midollo, pollo, bistecche, polpette… e poi la salsiccia e le mie dilette rane selvatiche e a seguire ancora il fritto dolce con la mela, la pera, il fico, la susina, il bacio di dama e in fine, solo alla fine, come il salmo che si chiude in gloria, il cioccolatino: esplosione croccante e liquida di bene assoluto in grado di mutare e migliorare la percezione del mondo. Bravi, chapeau!
Ristorante il Peso p.zza Matteotti, 10 Cigliano (VC) 0161-424294
P.S. Sapori da sogno, fotografie fiabesche.
Cheviche di rana pescatrice
Praticamente un carpione, più leggero e delicato. Si sostituisce la tradizionale miscela di vino e aceto con succo di arance amare e limone. Friggere la rana pescatrice appena infarinata e lasciarla raffreddare su un foglio di carta assorbente ( anche se il pesce andrebbe lasciato crudo, io preferisco sempre dargli una scottata; ricordate che le marinature non sono una vera e propria cottura, non eliminano cioè i parassiti che possono annidarsi nei prodotti ittici ). Salarla e adagiarla in un recipiente con cipolla novella e peperone verde finemente tritati. Aggiungete peperoncino, cumino e coriandolo fresco tritato grossolanamente. Versare il composto di succhi di modo che questo ricopra completamente sia il pesce che le verdure e lasciare marinare per almeno quattro ore in frigo. Non servitelo troppo freddo, abbiate cura di ritirarlo dal frigo un’oretta prima di consumare il pasto. Piatto ottimo per ospiti speciali!
Tino Aime: lo studio
Entrare nello studio di un artista può essere paragonato all’ingresso nella caverna del drago: le sorprese sono sempre molte e non puoi sapere come ne uscirai. L’eclettismo artistico si manifesta in molteplici forme, imprevedibili e tutte interessanti. Voglio dire che lo studio di Francis Bacon e quello di Gerhard Richter hanno la stessa identica dignità, poiché ricoprono la medesima funzione. Voglio ringraziare il maestro Tino Aime per avermi dato l’opportunità di curiosare nel suo studio, che poi è anche la sua casa, perché non è così immediato aprire le porte dei luoghi in cui si crea, agli estranei. Grazie al Maestro Aime ed a sua moglie per l’ospitalità e la pazienza dedicatami.
Volti da battaglia
Prima lo spettacolo, ora gli spettatori. Nello stretto parco d’umanità che si può incontrare alla bataille de reines ci sono volti stupendi, disegnati dal sole e dalla fatica della vita contadina, dal farsi tutt’uno con la natura ed i suoi ritmi pacifici quanto estenuanti. Mani grandi e forti che hanno accarezzato ed accarezzano la terra madre, coccolandola poiché essa ci nutre. Volti e mani e storie che vanno salvaguardate come bene dell’umanità, immagini che sanno insegnare più di mille parole.
Batailles de Reines: la final
Sempre un’emozione, la finale. Cinquemila, forse di più, persone che riempiono l’arena come un moderno Circo Massimo, che tifano, gioiscono, piangono e scommettono. Non sono attirati dal dolore, dall’orrore o dal sangue ma dall’amore che nutrono per le loro bestie predilette: le vacche. Non c’è nulla di cruento nelle battaglie delle regine, è la natura che fa il suo corso. Se due vacche gravide si trovano l’una vicino all’altra ( che siano in un verde alpeggio o in un’arena costruita appositamente per loro ) queste ad un certo punto ” battono “, ovvero si scornano accanitamente per stabilire di chi sia la supremazia, a chi tocchi di mangiare l’erba più buona, chi sfamerà meglio il vitellino che dentro di loro sta crescendo. Tutto qui, nessuna crudeltà, rarissimi i casi in cui una vacca esca ferita da un incontro: son pur sempre mamme in dolce attesa.
Moving Krakòw
Mi sono sempre interrogato su come si possa realmente conoscere una città. Basta girarla? Osservarla dal basso verso l’alto? Entrare in ogni portone aperto per curiosare? Credo si possa e sia normale essere stranieri in terra straniera ma che non si possa e non si debba mai essere estranei. E per non essere estranei bisogna aver passione, come il Marco Polo delle città invisibili anche noi viaggiatori abbiamo il nostro Kublai Khan al quale descrivere i nuovi luoghi scoperti, fosse anche solo un’azione rivolta a noi stessi, alla nostra fallibile memoria. In questo video vi porto in giro per la capitale culturale polacca per mostrarvela come la vedono, ogni giorno, avvocati, massaie, elettricisti, impiegati o macellai che si recano a lavoro o a casa loro utilizzando i mezzi pubblici.









































































































































